Fare gruppo per risparmiare

Presentato in Univa un gruppo d'acquisto per i beni "no core", cioè quelli che non riguardano la produzione dell'azienda ma pesano ugualmente sul bilancio

Non poteva che essere un’idea del Comitato Piccola Industria dell’Unione degli Industriali della Provincia di Varese, quella di creare un Gruppo di acquisto per abbassare anche i costi cosiddetti "no core", quelli cioè che non riguardano direttamente la produzione dell’azienda ma che ugualmente incidono, e in maniera nemmeno trascurabile, sui risultati d’esercizio. Sono proprio le aziende più piccole, e di solito peggio trattate dai fornitori, a sentire maggiormente l’esigenza di mettersi in gruppo  per trattare il prezzo di beni o servizi come trasporti, imballaggi, telefonia, cancelleria oppure l’abbigliamento dei lavoratori, per i quali una piccola azienda spende una buona fetta del bilancio, e difficilmente riesce da sola a "spuntare" dei prezzi convenienti.

«Una volta, in tempi più favorevoli, si trattava di voci di bilancio a cui non si faceva troppo caso – Ammette Bruno Amoroso (nella foto), presidente del comitato piccola industria di Univa – ora però la situazione è cambiata, ed è aumentata la sensibilità anche su questo argomento. Tant’è vero che, dopo la prima fase di sperimentazione a cui hanno partecipato una decina di aziende appartenenti al Comitato Piccola Industria, e ai Gruppi Merceologici Tessile-Abbigliamento-Moda dell’Unione Industriali, ora si sono già prenotate per aderire al gruppo di acquisto più di 80 imprese».

Il progetto, che si avvale del partenariato di Gmb Consulting Srl, consiste innanzituttto in una prima valutazione dei costi dell’azienda da parte di GMB, che permette di decidere se è conveniente per l’azienda entrare nel gruppo di acquisto. se la risposta è sì, da qule momento l’azienda dimentica tutti i suoi problemi sull’argomento: a cercare e valutare i prezzi e contrattarli ci pensa il gruppo costituito, che poi presenta i risultati alle singole aziende in funzione del tipo di acquisto che intendono fare. Risparmio fino ad ora: 30% sulla modulistica e gli stampati, 25% sull’abbigliamento dei lavoratori, 19% sulla cancelleria.

Percentuali interessanti, che giustificano l’alto numero di prenotazioni da parte delle aziende: «Se poi si tiene conto che le aziende associate sono state avvertite meno di una settimana fa – sottolinea Vittorio Gandini, direttore di Univa (nella foto) – tale reattività la dice lunga sul successo e l’utilità dell’iniziativa». Un successo per nulla scontato: «Univa ci aveva già provato una quindicina di anni fa – spiega Gandini – Ma allora non aveva funzionato: era un’epoca in cui gli individualismi di impresa erano più intensi. Ora invece la situazione sembra decisamente cambiata».

Certo, i beni "No Core" non creano problemi all’acquisto di gruppo: non si vìola nessuna forma di concorrenza o di segreto industriale comprando insieme la carta per le fotocopie o contrattando tariffe telefoniche convenzionate… L’interesse attuale delle aziende è però certamente segno di una mentalità che sta cambiando, del percepire le relazioni con le altre aziende non siano solo un rischio, ma un’occasione di vantaggi. «Altro esempio di questo cambio di tendenza è il successo del nostro Punto Russia a Mosca – ha sottolineato Gandini – le aziende che fanno uso di questo strumento collettivo sono raddoppiate da quando è aperto, nel novembre scorso» 

Quella di Punto Russia è solo l’ultima delle forme di aggregazione cui l’Unione Industriali ha dato vita: la prima è il Consorzio di Garanzia Collettiva dei Fidi, nato nel lontano 1965 e che conta attualmente 1.275 imprese consorziate. Nel 1975 è nato il Consorzio Export-Import Provex, fondato nel 1975 e dal 1999  Energi.Va, consorzio per l’acquisto in pool dell’energia elettrica e del gas metano. «E non ci fermeremo qui – ha concluso Gandini – perchè quello di favorire le aziende a fare gruppo è un passaggio che una moderna associazione industriale deve intraprendere»

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 01 marzo 2006
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