Fuori dall’angolo

Non è vero che ha vinto la noia. Le aspettative per il confronto tra Berlusconi e Prodi erano altissime. Le regole rischiavano di ingabbiare tutto, ma invece hanno funzionato. Per una volta i due leader hanno avuto lo stesso tempo per esporre i propri punti di vista. Per una volta non ha vinto la rissa o la prevaricazione. Certo i due giornalisti potevano essere più incisivi e cercare di incalzare meglio Berlusconi e Prodi, ma in fondo se ci si pensa i temi più delicati sono stati trattati. Ne mancano alcuni di grande importanza ma arriveranno il 3 aprile. E poi comunque stiamo parlando di un semplice confronto televisivo.
La domanda chiave che certamente è mancata è stata sul rispetto del contratto con gli italiani, ma ci penserà Vespa, visto che era stato stipulato sotto le telecamere della sua trasmissione.
Ha vinto Prodi e non solo per esser stato più convincente, ma perché si è rimpossessato di un atteggiamento, di un linguaggio e di argomenti che Berlusconi aveva sottratto al centrosinistra.
Ieri sera per la politica italiana si è suggellata la fine di un’epoca. La destra aveva giocato le sue carte sull’idea del rinnovamento, di una sorta di new deal tutto italiano. Un nuovo miracolo dove il suo linguaggio era quello tipico dei progressisti. Fiducia, sviluppo, benessere, riforme, cambiamento. Un sogno un po’ populista, che ha migliorato le condizioni economiche e sociali di pochi, ma che tanto è bastato per rendere vincente la destra. La sinistra era in un angolo come un pugile suonato. Anche quando ha avuto responsabilità di governo. Tutta in difesa, senza riuscire a replicare. Ieri sera Prodi si è scrollato di dosso questa immagine e ha trasmesso quell’ottimismo e quella voglia di un paese diverso che un leader deve avere. Nel suo discorso finale ha parlato di solidarietà, della capacità dell’Italia di farcela, del bisogno di avere fiducia e perfino di felicità. Non è poco. Poteva fare di più? Può essere, ma intanto quel pessimismo e catastrofismo che la destra ha sempre agitato come il problema della sinistra ieri sera non solo non c’è stato, ma ha messo a nudo il carattere solo ideologico di alcuni attacchi di Berlusconi.
Non è solo una questione di rispetto personale, come giustamente ha sottolineato Prodi. In gioco c’è la visione del mondo, delle relazioni e non appena il modo di amministrare lo Stato. Da una parte, magari un po’ con troppa enfasi, si chiede di mettere da parte le divisioni, dall’altra si tirano fuori le magagne fatte da governi più di cinque anni fa. Da una parte si guarda con fiducia al futuro, dall’altra si da solo addosso a chi vive valori diversi. Prodi ieri sera ha ridato dignità pubblica a valori e modi intendere lo Stato. Berlusconi ha fatto un altro clamoroso autogol affermando proprio che in gioco il 9 aprile non c’è il destino di uno o l’altro leader politico, ma una concezione del Paese. Ecco quello che abbiamo visto fare dal governo Berlusconi finora ci è piaciuto proprio poco. Colpa dei comunisti, dei sindacati, di Confindustria, della magistratura, delle coop rosse, dei professori lazzaroni, delle amministrazioni rosse? Può essere, ma l’Italia va avanti anche grazie a tutti quei mondi che il Governo Berlusconi ha disprezzato. E ieri sera Prodi ha saputo mettere a nudo lo stato del nostro paese. Ora occorre capire meglio come si farà a recuperare, ma da ieri sera qualche indicazioni in più è arrivata. Adesso la parola passa agli elettori.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 15 marzo 2006
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