Galli: “La questione moschea è una vergognosa realtà”

L'intervento del candidato sindaco dei Ds sulla chiusura del centro islamico di via Varese e sul complesso della querelle tra centro islamico e Comune

Riceviamo e pubblichiamo

La questione del centro culturale islamico non è purtroppo una ”telenovela”, come qualcuno sostiene, ma una vergognosa realtà che porta la nostra città alla ribalta di una cronaca che non ci onora.

Il sindaco ha il dovere di affrontare in modo sensato una questione che rischia di diventare molto grave in termini di ordine pubblico, in un contesto molto delicato che va ben oltre l’Arnetta, e comincia a preoccupare anche i Ministeri nazionali deputati alla sicurezza ed alle relazioni internazionali.

Tutto questo per un problema legato ad un centro culturale islamico che esisteva da almeno dieci anni in via Peschiera e che non dava fastidio a nessuno, tranne che a qualche leghista in cerca di consensi a buon mercato ed ansioso di affiggere manifesti lungimiranti tipo “Musulmani fuori dalle balle…”.

 Solo in tempi recenti il sindaco, per pagare un prezzo politico alla Lega in un momento in cui faceva le bizze, ha iniziato l’operazione di sgombero costringendo la comunità islamica ad una soluzione urgente e forzata che poteva vere solo due sbocchi: l’acquisto di un terreno destinato ad edifici di culto o l’individuazione di un edificio compatibile, anche se condizionato dal cambio di destinazione d’uso.

Sulla prima soluzione è inutile continuare a blaterare perché i proprietari, dopo gli allegri cambi di destinazione d’uso di altre aree vincolate, erano e sono speranzosi di un trattamento analogo, ben più redditizio,  quindi i terreni ci sono ma non sono in vendita.

Sulla seconda soluzione,che è divenuta oggetto del contendere e riguarda il capannone in via Varese (in una zona ignota al 99,9% dei gallaratesi), qualcuno dovrà pur dire chi l’ha indicata, chi ha dato il via alle trattative e se ci sono state promesse più o meno velate di un possibile cambio di destinazione d’uso.

In attesa di risposte, giusto per portare la discussione sui dovuti binari, resta il fatto che non è civicamente e civilmente possibile continuare con un braccio di ferro senza sbocchi o, peggio, con sbocchi incontrollati. Vuole forse il Sindaco continuare così per qualche anno, in attesa che la comunità islamica trovi un terreno adatto, convinca i proprietari alla vendita ed edifichi un luogo di incontro e culto? Vuole istituire davvero lo stravagante numero chiuso ai cittadini islamici residenti? Vuole la rissa più o meno strisciante? Vuole fare il ”ganassa” come si dice dalle nostre parti?

Si valuti quindi con attenzione lo stato delle cose e si consideri l’opportunità di un cambio di destinazione d’uso anche contrattato e temporaneo, in attesa di una sistemazione consona e definitiva, con patti chiari e senza infingimenti .

Gallarate è una città solida e le istituzioni sono tali solo se sanno riconoscere la differenza tra solidità e ottusità, di fronte ai problemi che nascono ogni giorno e che si devono risolvere.

Pierluigi Galli

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 marzo 2006
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