Il Cardinal Tettamanzi scrive alla comunità islamica

La risposta alla lettera inviata dagli islamici è arrivata nel pomeriggio della manifestazione

La risposta del Cardinale Arcivescovo Dionigi Tettamanzi alla lettera inviatagli due settimane fa dalla comunità islamica, è arrivata proprio sabato pomeriggio, 25 marzo, nel pieno della manifestazione in Piazza Risorgimento.
Dopo averla letta ad alta voce ai membri della comunità islamica intervenuti, Hamid Khartaoui, uno dei portavoce della comunità, ne ha consegnata una copia anche al vicesindaco Paolo Caravati.

 

“Alla comunità Islamica di Gallarate,

Il Cardinale Arcivescovo Dionigi Tettamanzi mi ha trasmesso la lettera che gli avete inviato in data 11 marzo, desiderando che io potessi esprimervi sentimenti di cristiana solidarietà per la situazione in cui vi trovate.
Oggi non ci si può dire cristiani se non affermando – per tutti e nella reciprocità – il principio e il diritto della libertà religiosa come libertà di coscienza e di culto.

In particolare vorrei ribadire che “alle comunità religiose compete il diritto di non essere impedite…di costruire edifici religiosi, di acquistare e di godere di beni adeguati”: così infatti si espresse, in modo autorevole, il Magistero della Chiesa cattolica al Concilio Vaticano II con la Dichiarazione sulla libertà religiosa Dignitatis Humanae il 7 dicembre 1965.

Da allora il riconoscimento dell’inviolabile diritto della libertà di culto è stato ripetutamente riaffermato dall’insegnamento di Papi e di Vescovi, come pure dai pronunciamenti di leader di altre Tradizioni confessionali e religiose.
Chi negasse questo diritto o ne ostacolasse la sua applicazione sarebbe in palese contraddizione con l’insegnamento ufficiale della nostra Chiesa.

SI deve però ricordare che nella società civile sono diversi – e non sempre coerenti con la fede cristiana – i modi di pensare e di porsi anche di fronte a queste problematiche .
Non deve, quindi, stupire che in essa si incontrino atteggiamenti di indisponibilità all’accoglienza e al riconoscimento dei diritti di persone appartenenti a tradizioni culturali e religiose differenti dalla propria.
Inoltre nella vita civica locale la coesistenza di visioni diverse e di interessi, a volte, contrapposti può creare ostacoli, che si riescono a rimuovere nella misura in cui si cerca di comprendere le ragioni gli uni degli altri e di superare le difficoltà attraverso il dialogo e la concertazione.

Nell’Italia democratica la conquista dei propri diritti, anche se fosse ostacolata da insensibilità o forze avverse, deve essere considerata meta sempre possibile, in forza della Costituzione che li sancisce e in conformità all’ordinamento giuridico della Repubblica.
Anche se le vie per giungervi possono apparire in salita, la luce della speranza non deve spegnersi.
Pertanto vorrei incoraggiarvi a perseguire gli obiettivi giusti con pazienza e perseveranza, secondo le procedure previste dalla legge e dai metodi democratici e , quindi, sempre nel rispetto del bene comune.

Da parte mia e del mio ufficio diocesano vi esprimo la disponibilità a verificare le vie per un dialogo costruttivo: per un eventuale contatto potete riferivi al Decano Monsignor Franco Carnevali, con il quale c’è la massima intesa e al quale affido questo mio scritto da recapitarvi”.


Un cordiale saluto

Don Gianfranco Bottoni

Responsabile Servizio per l’Ecumenismo e il Dialogo

(Milano, 21 marzo 2006)

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 25 marzo 2006
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