Il nuovo decreto sui flussi immigratori tra dubbi e opportunità

Se ne è parlato in mattinata alla sede gallaratese dell'Unione Industriali. Nel 2006 saranno consentiti nel complesso 170.000 arrivi

Il nuovo decreto sui flussi di ingresso dei lavoratori extracomunitari prevede che nel 2006 saranno consentiti nel complesso 170.000 arrivi, oltre il doppio rispetto al 2005. Per saperne di più, e per conoscere le novità introdotte dal decreto, l’Unione Industriali ha tenuto nella sua sede di Gallarate una mattinata di seminario, relatori Cristina Marcora, responsabile Univa per il mercato del lavoro, ed Enrico Fasciani, funzionario della Direzione provinciale del Lavoro. Durante l’incontro si sono esaminati nel dettaglio tutti gli aspetti del decreto, naturalmente nell’ottica di esporlo nel modo più chiaro possibile a chi potrebbe assumere lavoratori stranieri.

Innanzitutto va sottolineato che vi sono categorie di lavoratori (indicate con precisione dall’art.27 del testo unico sull’immigrazione) esentate dalla regolamentazione dei flussi prevista nel decreto, che vale in genere per i non specializzati. Per le categorie esentate serve un nullosta per il lavoro rilasciato dallo Sportello Unico, della durata di due anni rinnovabili per non più di altri due. Su queste basi si può ottenere il permesso di soggiorno, che è utilizzabile solo per un singolo impiego – non è "trasferibile". In altri termini, il "fuori quota", perso il lavoro, deve andarsene subito dall’Italia. Fra le categorie "fuori quota" si segnala quella del personale dirigente o altamente qualificato, che dopo cinque anni di distacco in Italia da parte dell’azienda madre all’estero può essere assunto a tempo indeterminato. Beninteso, questi lavoratori distaccati in Italia devono essere pagati dalla loro azienda secondo i contratti collettivi italiani, e i contributi devono essere versati in Italia, salvo diversa disposizione – con apposito decreto – da parte del Ministero. Sempre fra i fuori quota si segnalano poi dirigenti e lavoratori altamente specializzati autonomi, lettori, professori e ricercatori universitari, intepreti e traduttori, domestici al seguito di cittadini italiani, e il caso dei lavoratori inviati nel nostro Paese in formazione professionale. Vi sono poi i distacchi veri e propri, ossia lavoratori inviati in Italia per un periodo limitato di tempo a svolgere un determinato lavoro, il caso dei marittimi e molte altre categorie, fra cui spicca quella degli infermieri professionali, di cui c’è forte richiesta.

La vera novità introdotta dal decreto sui flussi 2006 riguarda il cosiddetto contratto di soggiorno per lavoro subordinato. In pratica chi assume personale extracomunitario deve anche garantire la disponibilità di un alloggio per il lavoratore che abbia i necessari requisiti di abitabilità (potendosi poi eventualmente rivalere delle spese relative sul lavoratore), oltre a pagare al lavoratore il viaggio di ritorno nel Paese di provenienza allo scadere del contratto. Considerando che in Lombardia, come ricordava il dottor Fasciani, per abitabilità si intendono due persone ogni 14 mq o giù di lì, ciò non sembra difficile. Nella richiesta di assunzione del dipendente straniero (vale a dire extracomunitario) va dunque inserita l’indicazione esplicita dell’alloggio disponibile.
Il contratto di soggiorno, stipulato sempre presso lo Sportello Unico per le imprese, è condizione necessaria perchè l’immigrato possa ricevere il permesso di soggiorno, ed è rinnovabile purchè vi sia garanzia (anche tramite autocertificazione) della sussistenza dell’alloggio per il lavoratore. Il datore di lavoro, va ricordato, rischia il carcere fino ad un anno e 5.000 euro di multa per ogni clandestino impiegato: infatti deve avere cura di far provvedere i propri dipendenti a rinnovare il permesso di soggiorno nei tempi stabiliti.

Fin qui la ricostruzione fatta da Marcora e Fasciani. Ma non si può non notare che siamo dunque di fronte a normative complesse e minuziose, che denunciano una forte rigidità e volontà di controllo, e non sembrano venire più di tanto incontro all’esigenza di semplificare la vita a immigrati e imprenditori.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 09 marzo 2006
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