Il peggior ministro d’Italia (non è Calderoli)

Post it – Dove ci si irrita assai, si chiede di abbassare il volume ma soprattutto si grida “Viva l’Armando!”

Roberto Castelli si aggiudica ufficialmente per distacco il gran premio di peggior ministro della storia repubblicana dopo la sua insolente uscita nei confronti del pm antiterrorismo Armando Spataro. Sollecitato a dare una risposta (un sì, ma anche un no) alla richiesta di rogatoria per gli agenti Cia che rapirono l’imam milanese Abu Omar, Castelli (già immortalato mentre esultava al grido di “chi non salta italiano è…”) ha detto che non è tenuto a dare una risposta perché c’è di mezzo l’interesse nazionale e che di Spataro non si fida perché è antiamericano. Qualcuno dica a Castelli che difendere l’interesse nazionale vuol dire anche impedire che agenti stranieri vengano da noi a combinare i comodi loro, che Spataro non solo è il giudice che ha combattuto a viso aperto le Br e la ‘ndrangheta in Lombardia (sconfiggendole entrambe) ma è anche colui che ha già fatto arrestare una sfilza di presunti terroristi islamici. Da italiani, da cittadini, noi stiamo con l’Armando e contro quell’altro.

…E POI VOGLIO UN GATTO…- Poche cose in queste ore risultano più irritanti della candidatura reclamata come un diritto divino da Roberto Formigoni. Nulla di personale contro l’uomo del Pirellone, però è lo stesso Formigoni che meno di un anno fa reclamava la sua riconferma alla guida della Lombardia in nome del buon governo, del progresso, della codice di Hammurabi e della lotta al Male. Se il progetto formigoniano andasse in porto, nella sola Varese ci troveremmo di fronte a un ingorgo politico che comprende le politiche, il referendum sulla devolution, due turni di comunali più la nuove elezioni regionali (le ultime celebrate nel 2005). Il tutto in nome dell’ambizione personale di un singolo. E qui si fa largo di nuovo l’atroce e sgradevole sospetto che l’elettorato sia considerato solo carne da trincea da scagliare contro l’obiettivo di turno non in nome di un interesse della patria ma solo a maggior gloria di qualche generale assetato di medaglie.

EFFETTO AMPLIFON – Va bene, l’idea di affidare a Sogliano la costruzione del nuovo stadio di Varese non è da scartare, però non si è ben capito a che cosa diavolo punti il comitato spontaneo nato per sostenere il progetto. “I politici ci devono dare una risposta” sostengono a gran voce. Benedetti ragazzi, ma lo sapete che dal novembre scorso il consiglio comunale di Varese non esiste più? E allora che diavolo di risposte vi aspettate, un vaga e generica promessa da campagna elettorale? Non vorremmo che tutto questo vociare servisse solo a creare una pressione un po’ populistica (visto che si parla di calcio ogni innocenza è bandita…) e biscardiana contro i politici che non fanno niente. Slogan che ha un qualche fondamento ma che nella circostanza di specie non c’entra un fico secco. Potete alzare fin che volete i decibel della protesta ma in questo preciso momento le finestre di Palazzo Estense rimarranno irrimediabilmente chiuse.

BECCATEVI QUESTA…- L’uscita di scena da viale Mazzini di Massimo Ferrario, disarcionato dalla guida di Raidue, assomiglia molto al finale di “Una vita difficile”, quando Alberto Sordi molla una “pizza” al padrone carogna e lo fa volare in piscina sotto gli occhi di decine di testimoni. Bene, il nostro, a cui tante volte avremmo voluto dire “ …aridacce Santoro”, al momento di fare le valigie dalla rai ha veramente firmato il via libera per il ritorno in video del conduttore di “Sciuscià”. Una mossa a sorpresa che ha messo in imbarazzo l’intera azienda, a cominciare dal successore di Ferrario, l’altro varesino e leghista Antonio Marano. Il direttore uscente di Raidue ci è sembrato spesso una povera esca gettata in mezzo agli squali ma, almeno per quel che riguarda la nostra piccola botteguccia, se ne esce tra gli applausi.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 04 marzo 2006
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