Il Sindaco sia un ponte verso la città che non parla con i partiti

Il contributo di Giuseppe Adamoli sul dibattito apertosi nel centrosinistra in vista delle elezioni amministrative

Secondo gli studi più accurati tra gli interessi extra-professionali delle donne e degli uomini soltanto il tre per cento circa riguardano le attività socio-politiche. Fra i partiti e il resto della società c’è una barriera che a tutti appare evidente. Le elezioni amministrative sono l’occasione più importante per ridurre questo distacco. La città è il luogo dove la dimensione politica viene percepita nei suoi termini più concreti, verificabili e nobili.

Eppure portare persone e gruppi nelle liste amministrative dei partiti è impresa quasi disperata. Recalcitra, purtroppo, anche chi sente il bisogno di dare una scossa ad una città sonnacchiosa come Varese, dove la capacità di governo della Lega (e del centrodestra) si è andata spegnendo come una candela.
Si sta affermando però una nuova sensibilità favorevole ad un impegno civico accanto al centrosinistra. L’Unione dovrebbe aprire porte e finestre a queste energie. Questo era il senso della mia proposta di lista della città  per la città in appoggio al nostro candidato sindaco.
È questa una proposta valida e generalizzabile per tutti i Comuni? No. La lista alla quale io penso è un vestito fatto su misura per la singola città. È utile e necessaria se porta alla coalizione un valore aggiunto di elettorato, di programma, di stile, non se serve soltanto a redistribuire in modo diverso i voti del Centrosinistra.
I timori di qualche partito verso questo progetto li avevo previsti, non però l’arroccamento difensivo che c’è stato. Secondo qualcuno una tale iniziativa alimenterebbe perfino l’antipolitica e il distacco dai partiti: è una bestemmia. Infine c’è chi teme che una candidatura non della sinistra tradizionale accompagnata da una formazione civica sposterebbe l’Unione troppo al “centro”. Ma oggi il “centro” non è più soltanto il luogo dei cattolici moderati, è il luogo dei delusi e degli incerti di varia provenienza, di chi non ha ancora deciso se stare di qua o di la nel sistema bipolare. Non è forse apprezzabile se il candidato che sta limpidamente nel Centrosinistra riesce a dialogare e convincere questi elettori?

L’osservazione che poteva essermi rivolta era semmai un’altra. Chi garantisce l’apporto positivo e costruttivo, non conflittuale, di una lista di questo tipo nel governo della città? Due sono gli elementi decisivi a questo riguardo: il programma amministrativo comune con tutta l’Unione e la figura di garanzia del candidato sindaco che non vorrà certo portar dentro la sua coalizione malessere e zizzania.
L’Unione cittadina stava facendo molto bene fino ad un mese fa con un lavoro programmatico serio, poi si è arenata. Come mai? La risposta è una sola, è mancata la leadership politica. La disputa se deve venire prima il candidato o il programma, a questo punto, è perfino demenziale. Il tempo è quasi scaduto, le due cose vanno di pari passo.
Come uscire allora dall’impasse? Siccome si voterà il 28 maggio, le primarie non sono più realisticamente fattibili se non nella versione di una mobilitazione organizzativa a giochi già fatti. Meglio affrontare il toro per le corna. La scelta vera che oggi si pone è fra un candidato che esprime il progetto di una Unione allargata e aperta alla città e uno che rappresenti di più l’essenza e il baricentro politico dell’Unione. Una terza via non c’è. Sarebbe quella del compromesso al ribasso e dei pannicelli caldi.
Se si sceglie la prima strada è ancora possibile portare accanto all’Unione un pezzo importante e qualificato della comunità varesina. Purché qualcuno con volontà e capacità di guida venga subito allo scoperto, prenda in pugno la bandiera e ne diventi il leader. Io sarò al suo fianco.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 marzo 2006
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