Il Teatro del Popolo restituito alla città

Inaugurata la struttura restaurata del piccolo stabile gallaratese nel rispetto della tradizione. Ora spazio agli spettacoli

Ambiente raccolto, colori tenui, ma caldi. Scelte architettoniche azzeccate e rispettose dell’anima del palcoscenico. Il Teatro del Popolo, costruito nel 1921 dalla Camera del Lavoro di Gallarate e poi chiuso per varie vicissitudini storiche, è stato inaugurato dopo la ristrutturazione questa mattina dal sindaco di Gallarate Nicola Mucci, accompagnato dalla sua giunta al gran completo e da numerose autorità, a cominciare dal prefetto di Varese, Roberto Aragno, fino all’assessore regionale Massimo Buscemi, al presidente della Provincia di Varese Marco Reguzzoni e al senatore Luigi Peruzzotti.

Ovvia la soddisfazione del primo cittadino gallaratese: «Abbiamo mantenuto un altro degli impegni promessi in campagna elettorale 5 anni fa – ha detto Mucci -. Restituiamo alla città un patrimonio di tutti, costruito nel 1921 dalla stessa gente di Gallarate. Abbiamo investito tanto per la cultura, per rendere migliore e più vivibile la città: crediamo nel progetto, un’occasione economica importante per il rilancio di Gallarate». Mucci ha poi ringraziato le maestranze, i progettisti e tutti coloro i quali hanno collaborato al recupero del piccolo teatro (220 posti a sedere, suddivisi nella platea e in due loggiati al primo piano, ciascuno di 19 posti). «Sono testimone di un evento storico – ha sottolineato il Prefetto Roberto Aragno -. La denominazione è appropriata, perché il teatro è stato realizzato dal popolo e oggi viene restituito alla comunità. Le amministrazioni civiche devono essere attente al patrimonio per conservare l’identità e trasmetterla nel tempo, per un presente ed un futuro migliore. Dal teatro partono messaggi di grande spessore artistico: qui il rapporto ed il contatto tra pubblico e attori riuscirà a risvegliare passioni ed emozioni intense».

Romantico il ricordo di Buscemi: «Mi ricordo quando questo stabile era la palestra della mia scuola, la media Majno: vedevamo il ring al centro e i tappeti a terra – spiega l’assessore regionale -. Poi il degrado e la decadenza, impedita con l’intervento mio, dell’amico Caravati e della giunta Mucci con grande sforzo e grande bravura. Complimenti all’architetto Gasparoli: la sua professionalità è riconosciuta ai più alti livelli, tant’è che si sta occupando della ristrutturazione di Santa Maria delle Grazie a Milano». «La Fondazione Culturale gestirà i lavori dal Teatro del Popolo come meglio potrà – ha detto Mario Lainati –, facendo sì che sia una struttura di tutti e per tutti. L’idea base è quella di un ricongiungimento spirituale e ideale con il passato, con le aspirazioni dei primi fondatori del teatro: la cultura al servizio di tutti. Si dice che il teatro è l’anima della città: faremo in modo che sia così».

Positivi anche i commenti di Don Alberto Dall’Orto (nella foto Monsignor Franco Carnevali benedice il taglio del nastro), anima artistica e spirituale della città, da decenni alla guida del Teatro delle Arti, con il quale la Fondazione Culturale instaurerà un rapporto di collaborazione. Soddisfatti anche Adriano Gallina e Diego D’Auria, le braccia operative della Fondazione: «Faremo delle grandi cose qui dentro, ci siamo già affezionati a questi piccoli spazi, che faremo diventare la casa della cultura di Gallarate». Da questa sera, 16 marzo, alle 21, il Teatro del Popolo tornerà a vivere con una quattro giorni di inaugurazione ricca di grandi nomi e grandi ospiti, con le chicche degli spettacoli di Giancarlo Giannini e Ottavia Piccolo   

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 marzo 2006
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