L’Imam Al Mafhoudi: «Viviamo in un incubo»

Accesa la protesta da parte della comunità islamica. Il vicesindaco Caravati: «I cittadini non si sentono più sicuri»

Paolo Caravati, vicesindaco di Gallarate era in piazza nel corso della manifestazione di oggi pomeriggio. Il commento di quanto accaduto è lapidario: «Mi dichiaro rammaricato per quanto successo oggi, per ciò che è toccato vedere ai cittadini di Gallarate. Posso dire che il diritto di culto va rispettato e protetto, come previsto dalla Costituzione, ma va difeso nel rispetto delle leggi e delle regole. In questo contesto appare scandaloso che la comunità islamica non voglia adattarsi. I cittadini di fronte a scene come queste non si sentono sicuri: è necessario riprendere un percorso che tenda a riaprire un dialogo fra i musulmani e l’amministrazione comunale».
Alle dichiarazioni di Caravati replica l’imam Al Mafhoudi, presente al presidio. «Viviamo in un incubo – ha affermato la guida spirituale – chiediamo all’amministrazione di trovare una soluzione perché Gallarate diventi un luogo pacifico per tutti. Vogliamo solo un posto per pregare».
Della stessa opinione anche il portavoce della comunità islamica gallaratese Mohamed Rachdi. «Nelle precedenti manifestazioni non è mai successo nulla di simile – spiega – . Mi spiace per la tensione che si è creata, ma siamo stati vittime di una provocazione: i militanti di quel partito (Sos Italia, ndr) potevano venire in un altro momento ad attaccare i manifesti, che tra l’altro riteniamo razzisti».
Che succederà ora? «Semplice, sabato prossimo saremo ancora qui – conclude Rachdi – per portare avanti la nostra causa e sempre in modo pacifico».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 25 marzo 2006
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