L’Italia «narcisista» di Berlusconi che oggi vuole Prodi

Alla presentazione del suo libro Alessandro Amadori spiega perché secondo lui vincerà il centro sinistra: «Sono le emozioni che guidano gli elettori»

«Quando gli allievi sono pronti, il maestro arriva». È questo proverbio zen che secondo Alessandro Amadori riassume al meglio il senso del suo ultimo libro, "Duello finale Berlusconi-Prodi: chi vincerà e perchè?", presentato ieri giovedì 2 marzo in un incontro organizzato dall’associazione culturale olgiatese Area 101 al Cinema Nuovo di Olgiate Olona.
Il significato apparentemente oscuro del proverbio, si spiega se, seguendo il ragionamento del fondatore del centro di ricerche Coesis Research di Milano, si abbandona l’idea che «i com
portamenti di politici ed elettori possano essere spiegati in chiave semplicemente razionale. Questa è solo una visione superficiale del fenomeno, in realtà dietro si muovono forze irrazionali che spingono gli individui ad agire secondo le proprie emozioni». Ecco quindi svelati gli errori di predizione di alcuni illustri politologi, fra i quali l’autore ricorda Giovanni Sartori, che alla vigilia delle primarie del centro sinistra prima in Puglia e poi in tutta Italia, parlavano di fallimenti e delusioni. «A ottobre ci aspettavamo circa un milione di elettori, sono andati a votare oltre quattro milioni di italiani. Perché non siamo riusciti a prevederlo? Semplicemente ci siamo messi in un’ottica di totale razionalità: gli elettori sanno che comunque il leader sarà Prodi, perché votare? Abbiamo tralasciato un “particolare” fondamentale: la voglia di partecipazione dei cittadini».
È questo quindi quello che Amadori, che per la stesura di questo libro ha lavorato a stretto contatto con lo psicologo Giovanni Siri del San Raffaele di Milano, chiama l’elemento, anzi la nuova teoria psicopolitica, nata circa quindici anni fa in Francia. «In politica non vince chi presenta un programma o uno schieramento migliore – continua Amadori, già autore di saggi su Berlusconi, Prodi e anche Bin Laden – ma chi sa interpretare i sentimenti più diffusi fra gli elettori in quel dato momento». Ecco quindi che la vittoria di Berlusconi prima nel 1994 e poi nel 2001 si spiega partendo dalla crisi politica del 1992 che «spaventò gli italiani: serviva una risposta veloce e Berlusconi era l’uomo giusto al momento giusto. Nel 2001 poi l’Italia si trovava in una momento di euforia, eravamo il paese dal narcisismo collettivo. Ha saputo intercettare i sentimenti di segmenti diversi della popolazione. Sbaglia chi crede che la sua vittoria fosse dovuta al potere della televisione: questa può velocizzare, ma non realizzare qualcosa».
A che punto siamo quindi dopo cinque anni? Secondo una ricerca sul livello di fiducia degli italiani, rispetto ai picchi massimi del periodo 2000-2001, dal 1993 a oggi ci troviamo ora ai livelli minimi. «Gli italiani sono sfiduciati, senza coraggio, privi di qualsiasi stimolo innovativo: per questo prevedo che il 9 aprile vincerà Prodi. Gli slogan di Berlusconi non trasmettono più niente, neanche lui crede a quello che scrive. Il centro sinistra oggi rappresenta una modello politico utile per transitare verso il futuro, rappresenta cioè la tranquillità dopo questo decennio».

Vincerà quindi, ma non sarà certo per Amadori una vittoria schiacciante. «Prodi non è il futuro. Oggi il nostro paese è prigioniero della gerontocrazia, della fallocrazia, è impigliato in 35 mila leggi da seguire quando la Gran Bretagna ne ha 4 mila; inoltre ha perso il coraggio di agire, di innovare. Ha bisogno ancora di qualche anno per ritrovare lo slancio come in Spagna o in Germania. Coraggio, innovazione e sperimentazione: i politici e gli italiani non sono ancora pronti, ma credo che la svolta ci sarà fra il 2008 e il 2009».
Quale quindi secondo Amadori lo scenario ideale?
«All’Italia serve un “nuovo risorgimento” e un nuovo modo di far politica che si ispiri a valori forti e onesti: un Pci-Partito Ciampista Italiano»

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 03 marzo 2006
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