«La coca in mano alle micro-reti di spacciatori»

Dopo gli ultimi fatti di cronaca il capo della Squadra Mobile di Varese Franco Novati spiega com'è cambiato il mercato della droga negli ultimi anni

Non ci sono più i calabresi, con pistole e “carichi” in arrivo, né lo sniffo costoso, e riservato alle élite. L’invasione della cocaina, che ha sommerso i mercati europei abbassando di molto i prezzi ha lasciato il posto a giovani spacciatori con lo scooter, disarmati, che riforniscono coetanei o colletti bianchi, in giacca e cravatta. Gli ultimi fatti di cronaca, svelati in questi giorni dagli inquirenti, parlano chiaro: a volte sono addirittura gli impiegati, magari con famiglia, che arrotondano a fine mese vendendo coca; oppure ragazzini appena maggiorenni che vendono a coetanei grazie al numero di cellulare “giusto” per arrivare alla droga. Una fotografia fedele di ciò che sta accadendo e che drammaticamente viene confermata dalle forze dell’ordine.
«E’ così – spiega il dottor Franco Novati, capo della Squadra Mobile di Varese (nella foto)- : negli ultimi anni vi sono stati dei cambiamenti sostanziali rispetto all’utilizzo di questa sostanza sia rispetto all’età degli assuntori, sia per quanto riguarda la classe sociale di appartenenza. Parliamo sempre meno di criminalità organizzata quando ci si riferisce alla coca. Certo non vuol dire che i trafficanti non ci sono più: la droga da qualche parte in Italia entra. Ma il fenomeno del piccolo spaccio, che si appoggia a micro reti, o addirittura a singoli, ha subito una vera e propria escalation».
Cambiano gli assuntori, quindi, e cambiano anche le attenzioni che polizia e carabinieri devono rivolgere a questi nuovi fenomeni.
«Oggi bastano due ventenni “intraprendenti” per fare una rete di spaccio – spiega ancora Novati – . E’ chiaro che di fronte a queste strutture di microcriminalità cambia anche l’atteggiamento investigativo». In che modo?
«Ci basiamo molto sugli informatori, ma non tanto per la segnalazione di grosse quantità, piuttosto in relazione alle singole dosi vendute: è il caso del ragazzino fermato con mezzo grammo di coca, che si spaventa e ci racconta da chi l’ha acquistata».
In cambio magari chiudete un occhio…
«No, non esiste margine di trattativa: applichiamo la legge, e quindi in questo caso segnaliamo gli assuntori alla Prefettura, come prevedono le regole».
Quale?
«Per il momento applichiamo la normativa in vigore, non avendo notizie in merito alla nuova disciplina approvata dal Parlamento».
Tornando al mercato, quindi, si può parlare di “parcellizzazione”?
«Sì, è il termine esatto. Il mercato è parcellizzato, assieme alle organizzazioni tradizionali che continuano a operare, ma lasciando spazio anche ai singoli».
Quindi è più difficile contrastare il fenomeno del piccolo spaccio.
«E’ un’attività diversa rispetto a quella rivolta contro le grandi organizzazioni – conclude Novati. Diciamo che si tratta di mercati molto permeabili, proprio per il fatto che chi vende non ha un’esperienza criminale tale da non commettere errori. Mi spiego: un piccolo spacciatore di coca non tiene conto delle tracce che lascia nel corso dei suoi traffici: tracce che spesso ci fanno risalire facilmente ai suoi giri e alle sue frequentazioni».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 03 marzo 2006
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