«La crisi non è dell’università, ma della società in cui viviamo»

inaugurato l'ottavo anno accademico dell'Insubria. Personalità e curiosi hanno stipato l'aula magna dove è stato laureato Navarro Vals. Premiato anche Giovanni Sala

C’erano tutti, ma proprio tutti alla cerimonia di inaugurazione dell’ottavo anno accademico dell’Insubria. Politici, istituzioni, forze dell’ordine, notabili, amici di vecchia e di nuova data. L’appuntamento era di quelli importanti, da segnare con la penna rossa per non dimenticarsi. Così, l’aula magna di via Ravasi è stata messa a dura prova per contenere ( o meglio, non contenere) i tanti invitati, accorsi per vedere Joaquin Navarro Vals, che ci tenne legati a Papa Giovanni Paolo II negli ultimi istanti della sua vita. Ma forse anche per sfruttare una facile di passerella elettorale.

In prima fila onorevoli e senatori, con la Lega a fare la parte del leone. Ma proprio i suoi rappresentanti hanno vissuto un po’ sulle spine le prime fasi della cerimonia, occhi puntati sulla porta in attesa dell’arrivo di Umberto Bossi. Solo con il Senatur seduto, calmatasi l’agitazione generale della sala, la manifestazione ha ripreso il suo cammino in modo solenne.

Il rettore Renzo Dionigi, seguito dal rettore vicario Giorgio Conetti, dal rappresentante degli studenti e da quella del personale ATA, ha presentato lo stato di salute dell’ateneo. Una realtà giovane ma ancora molto dinamica, che vede costantemente accrescere il numero degli studenti, dei corsi e delle offerte post laurea. Le matricole sono state 2632 per una popolazione complessiva di 9662 studenti a cui si devono aggiungere gli iscritti ai corsi di dottorato (159), ai master (40) e alle scuole di specialità (375). L’offerta formativa consta di 43 corsi di laurea nelle cinque facoòltà suddivise tra Varese e Como, un’offerta che presto si amplierà con la facoltà di Scienze umane e multimediali, con percorsi distribuiti tra le due sedi territoriali principali ( oltre a Varese e Como ci sono anche Busto, Saronno). Novità di rilievo, la diversificazione degli attuali corsi di scienze delle due sedi: quello di Como manterrà la denominazione Facoltà di scienze matematiche, fisiche e naturali; mentre quello di Varese diventerà Facoltà di scienze e tecnologie.

Al di là delle cifre e dei progetti di sviluppo, ciò che al Rettore premeva sottolineare era il periodo delicato che sta attraversando il mondo accademico: «La formazione, però, non può essere in crisi. Lo è la società in cui si trova ad operare». Un momento di transizione che pone l’università in un continuo stato di provvisorietà: «La riforma del 3 + 2 , poi del 2+ 1 + 1 , poi dell’1 + 3…. sta creando grandi insicurezze nei ragazzi che non riescono a capire il proprio percorso. Si vuole copiare il modello americano senza ricordare che quel modello è nato con determinate impostazioni aziendali. Il nostro sistema è molto più antico, ha caratteri culturali che non si possono perdere perchè fanno parte della nostra storia. Oggi l’università deve aprirsi all’internazionalizzazione con strumenti adeguati ad entrare in una sana competizione. Scambi, partnership, titoli congiunti: queste sono le strade da seguire in uno spirito che è proprio quello accademico».

Per il rettore, il continuo aumento di iscritti sta snaturando il sistema: « Il rapporro tra studenti e professori deve essere stretto, un dialogo e un confronto continuo. Nei corsi affollati, l’atmosfera accademica è rarefatta. Noi vogliamo preservare quel clima, vogliamo rimanere saldamente attaccati alle nostre tradizioni, ai modelli efficaci di crescita e formazione».

E di problemi di spazi ha parlato anche il rappresentante degli studenti Giovanvincenzo Di Muro che ha puntato il dito contro la carenza di luoghi dove vivere l’università: mancanza di spazi per lo studio, per mangiare. L’università si sta trasformando solo in un luogo di lezione, mentre lo studio viene fatto a casa.
Qualche sassolino lo ha lanciato anche la rappresentante del personale ATA, Barbara Arcari, che ha sollecitato ad investire di più in formazione per poter mantenere elevato lo standard qualitativo dell’Insubria, e a mantenere più serrato il confronto con tutte le parti, in special modo con il corpo docente.

La cerimonia è poi proseguita con laurea a Joaquim Navarro Vals e  si è conclusa co n l’assegnazione della "Rosa comacina", il riconoscimento dell’Insubria a personalità di elevato spessore culturale, al professor Giovannino Sala, uno dei primi sostenitori dell’Università dell’Insubria.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 marzo 2006
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