La legge Biagi a Malpensa e Linate

Lo sfogo di un dipendente Sea (lettera firmata)

Riceviamo e pubblichiamo

Buongiorno! Con la presente Vi invito ad aggiornarvi sulla situazione che si è creata negli aeroporti di Malpensa e Linate in conseguenza alla gestione del personale intrapresa dalla società SEA.

Se vi capita di partire o transitare da questi aeroporti, provate a chiedere al personale SEA,con cui venite a contatto se ha un contratto a tempo indeterminato o se sono lavoratori interinali. Provate a sondare il loro umore e chiedere cosa pensano della loro attuale situazione lavorativa.

 Il fatto è che ormai la presenza di lavoratori interinali è massiccia negli aeroporti milanesi e nonostante ciò, la SEA intende aumentare il proprio valore sbarazzandosi del proprio personale. Evidentemente per l’attuale amministrazione le strutture aeroportuali sono più vantaggiose e remunerative dei lavoratori che vi lavorano.

 Una situazione paradossale è rappresentata dagli impiegati che lavorano nelle sale vip di Alitalia a Malpensa, le  sale Caravaggio e Botticelli. Questi  lavoratori indossano la divisa verde di Alitalia, ma la indossano solo per essere “in tinta” col contesto ambientale. In realtà sono impiegati interinali alle dipendenze di SEA e non della compagnia aerea;  ma in ultima analisi non sono nemmeno lavoratori SEA, in quanto questi sono presi in prestito da agenzie specializzate. Potete immaginarvi che confusione ci deve essere nelle loro teste quando qualche passeggero chiede di parlare con qualche loro responsabile? Chi dovranno chiamare?

Va da sé che molti di questi lavoratori, assunti da pochi mesi se non settimane, oltre a lavorare per le ore contrattuali, si sentono spesso contattate dalla segreteria del personale che chiede di fare dei rientri in servizio; in altre parole lavorare altre 3 ore dopo aver già lavorato per 8. Se li viene chiesto  il motivo di questa loro disponibilità verso l’azienda, la risposta è la stessa: “eh cosa devo fare?” Già dal tono con cui me lo chiedono capisco che se dico di no, rischio di  non essere più richiamato quando mi scade il contratto. Speriamo che questo non accada nella misura in cui la sicurezza nel lavoro e soprattutto del trasporto aereo non venga meno.

Qualche giorno fa 50 lavoratori SEA, tutti a contratto a tempo indeterminato, hanno ricevuto una lettera di licenziamento. La SEA, in virtù di un accordo commerciale, cede questi lavoratori a  un’altra società. Motivo: esubero di personale per perdita di due compagnie aeree. La lettera firmata da Vincenzo Vaccari, rappresenta l’apoteosi di una politica aziendale che da anni svilisce i lavoratori di un importante azienda milanese.

Lo svilimento e la delusione dei lavoratori sono tanto più profondi tanto più la loro azienda continua ad impiegare nuovi interinali. Anche al centro di addestramento di Malpensa si stanno formando nuovi addetti al checkin. Ma la SEA si sta preparando gli interinali  che sostituiranno i licenziati per esubero?

Gli interinali sono collocati  in SEA  perfino in quelle posizioni che nel passato erano ambite e raggiunte solo dopo anni di esperienza.

Diventare addetto di biglietteria, al bilanciamento degli aerei, agente di rampa, è ormai una chimera per chi ha un contratto a tempo indeterminato. Ognuno è costretto a svolgere il proprio compito senza prospettiva di crescita e diversificazione professionale. Da troppo tempo tutto è fermo e statico. La frustrazione é infinita. La SEA è irremovibile nel suo intento di soppressione del personale.

La sensazione, ormai diventata convinzione, dei lavoratori è che l’attuale gestione ha come obiettivo la totale perdita dell’attività di handling delle compagnie aeree. Questa scelta è del tutto legittima per un’azienda, se non fosse che il prezzo da pagare sia tutto a carico di coloro che da anni hanno contribuito con il proprio lavoro a far crescere la SEA. La subdola  intenzione percepita dai lavoratori è che l’azienda intenda progressivamente perdere clienti, piuttosto che acquisirne di nuovi, allo scopo di dichiarare esubero di forze e dimettere i lavoratori.

Malpensa 2000 è stato un aeroporto che all’epoca della sua apertura è stato contestato un po’ da tutti. Dai comuni limitrofi che lamentavano il  rumore infernale degli aerei (ricordate le tegole sollevate delle case del quartiere di Case Nuove?). Il parco del Ticino, che lamentava un aumento dell’inquinamento ambientale nelle zone limitrofe.Dagli altri aeroporti che non ne giustificavano il futuro ruolo di primo aeroporto lombardo. la SEA aveva sempre attenuato le critiche al suo nuovo aeroporto evidenziando l’importanza del suo ruolo come datore di lavoro. Praticamente aveva zittito un po’ tutti dicendo di che nel raggio di decine di chilometri in ogni casa ci sarebbe stata almeno una persona che avrebbe lavorato per il suo aeroporto.

Adesso che il terzo satellite di Malpensa (area di partenze) è in avanzata costruzione, che il mega hangar per la manutenzione aerei è realizzato, che si parla della futura realizzazione della  terza pista, che si stanno realizzando gli scavi davanti all’aerostazione per un futuro hotel, la SEA sembra attuare la politica del “chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato”.

Le istituzioni che si occupano di lavoro, società, leggi, sicurezza, trasporti, devono conoscere meglio cosa sta avvenendo in una grande impresa lombarda e chiarire  cosa intende fare la SEA con il proprio aeroporto e con i suoi dipendenti. Qualcuno  deve prendersi la responsabilità politica e sociale per dichiarare che i lavoratori non contano più nulla. Più il tempo passa, più negli aeroporti milanesi si distruggono professionalità, aspettative di miglior lavoro, progetti di vita.

Era questo la realtà lavorativa che immaginava il defunto Biagi, o è la SEA che per storpia le leggi per far cassa?

 

Un dipendente SEA

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 24 marzo 2006
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