La Liuc compie quindici anni e sogna la libertà

Inaugurato l'anno accademico 2005/2006 dell'università Catteneo. Preside e Rettore chiedono maggior autonomia per rispondere alle esigenze del mondo del lavoro

Lo aveva sostenuto con forza lo scorso anno, lo ha ribadito anche in occasione dell’apertura del quindicesimo anno accademico. Paolo Lamberti, presidente della Liuc, ha rilanciato la necessità di concedere maggiore libertà al mondo accademico. Più libertà di innovare, cambiare, adattarsi il più possibile ad un mondo del lavoro in continua evoluzione: «Dobbiamo accrescere il livello qualitativo. Dobbiamo tornare, fin dalla scuola primaria, ad un maggior rigore, ad un maggior impegno, ad una maggiore severità». Niente a che vedere con la bacchetta del maestro di un tempo, solo un ambiente che aiuti i giovani ad imparare un metodo di studio e che motivi gli studenti ad impegnarsi a fondo.

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Inaugurazione anno accademico 2005/2006 della Liuc 4 di 8

La tendenza, però, è quella di omologare, un po’ per limitare il fiorire di proposte poco credibili e scollegate dal reale che si sono registrate negli ultimi anni: «In Europa il "processo di Bologna" – ha spiegato il rettore Gianfranco Rebora – ha orientato il percorso evolutivo delle università facendo perno sull’intento di favorire cooperazione e mobilità, promuovendo aspetti come la trasparenza dei percorsi formativi, la riconoscibilità dei titoli, la trasferibilità dei crediti e la garanzia di qualità attraverso i diversi sistemi nazionali». In questo processo si è arrivati, però,  ad una rigidità eccessiva: «la riforma dei corsi di giurisprudenza – ha commentato il rettore – impone un modello formativo ancora più rigido con il vincolo di oltre 200 su 300 crediti», un limite enorme per un ateneo che ha impostato la sua offerta verso il mercato del lavoro, intutte e tre le facoltà istituite.
Un lato positivo è, però, il sistema di valutazione dei risultati raggiunti, un sistema nazionale di valutazione che riconosce meriti , rendendo più aperto e meno autoreferenziale l’ambiente accademico del paese.

Ciò che si augurano in casa Liuc è che si arrivi ad un sistema di maggior selettività distributiva delle risorse pubbliche in funzione dei risultati raggiunti. La Liuc, anche se ancora giovane e relativamente piccola, si è guadagnata il suo spazio all’interno del panorama nazionale ed internazionale, soprattutto grazie alla sua voglia di innovare, alla sua apertura al mondo del lavoro e all’estero, alla sua dinamicità nel campo della ricerca.

Dal 1991 con i suoi 303 studenti, la LIUC è cresciuta: ha 3 Facoltà (Economia, Ingegneria, Giurisprudenza); 3 corsi di laurea triennale, con 8 corsi di laurea magistrale; 9 master universitari di primo o secondo livello; circa 2.500 studenti e più di 350 docenti. In quindic anni, i laureati LIUC sono stati circa 4.000.

Un ambiente che ha voglia di crescere ancora, dunque, ma all’insegna di un’autonomia vera e responsabile, guardando in faccia all’Europa e al mondo globalizzato. Proprio i due campi di cui ha parlato il ministro Giulio Tremonti nel suo intervento. Presentando il libro "Rischi fatali", il ministro e vicepresidente del consiglio ha messo in guardia i ragazzi dall’eccessiva confidenza nell’Europa: «L’Unione poggia su due pilastri: uno è la democrazia, che solo trent’anni fa era un’eccezione in Europa, e l’altro è l’economia dove si è creato il terribile paradosso che mentre si è assolutamente liberisti verso la Cina, si è ugualmente protezionisti al suo interno».

Quindici anni sembrano tanti, ma per una realtà dinamica e attiva come la Liuc sono solo l’inizio, e la platea di istituzioni e rappresentanti del mondo economico e sociale era lì a dimostrarlo.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 06 marzo 2006
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