Le Acli chiedono un voto per il cambiamento

Documento delle ACLI provinciali in vista delle elezioni politiche del 9-10 aprile 2006

Riceviamo e pubblichiamo

Il dovere di votare

Siamo ormai al culmine di una lunga ed estenuante campagna elettorale che sempre più privilegia l’uso dei grandi mezzi di comunicazione rispetto al confronto in ambito territoriale tra i candidati delle diverse forze politiche che concorrono al governo del paese.

In questo modo il cittadino arriva ad uno degli appuntamenti più importanti della vita democratica del paese, in una posizione di estrema passività.  Il dibattito politico assume sempre più connotazioni da tifoseria da parte di diversi candidati e dei rispettivi sostenitori.  È stata ridotta al minimo la pratica dei  confronti e delle verifiche tra posizioni diverse sui problemi quotidiani dei cittadini e del paese, per dare risalto quotidianamente a polemiche, ad eventi o atteggiamenti provocatori tesi ad alimentare reazioni emotive, anzichè sollecitare le menti a conoscere, valutare decidere con responsabilità e discernimento.

La recente legge elettorale, voluta dal solo centro-destra sul finire della legislatura quando i sondaggi davano il centrosinistra in netto vantaggio, impone tra i vari cambiamenti anche la presentazione di candidature rigidamente scelte, elencate in ordine di priorità dagli apparati di partito, con l’impossibilità da parte dei cittadini di esprimere una preferenza.  Si intacca così ulteriormente e si ridimensiona l’esercizio della democrazia, la scelta delle persone.

Tutti questi fattori incidono ed accentuano lo stato di incertezza e anche di indifferenza, disaffezione, qualunquismo di milioni di cittadini nei confronti dell’appuntamento elettorale.

Le Acli  Varesine sollecitano una forte partecipazione al voto, ricordando a tutti, specie ai giovani,   che il voto è un diritto-dovere conquistato a caro prezzo, uno strumento indispensabile da usare con responsabilità per difendere la democrazia.

 

La valutazione di cinque anni di governo

I toni populisti e demagogici, hanno coperto una linea politica di attacco allo stato sociale, alle condizioni di vita e di lavoro delle fasce più deboli, hanno incrementato il divario fra ricchi e poveri, hanno peggiorato il dissesto delle finanze pubbliche, hanno attaccato i ruoli delle istituzioni repubblicane e di garanzia, hanno contribuito a deprimere il senso civico di cittadini e apparati dello Stato nonchè il senso e il valore del lavoro fondante il patto costituzionale

Le Acli in diverse occasioni hanno espresso le loro posizioni e le  forti critiche su molti  interventi specifici e sull’operato di questo governo e di questa maggioranza:  in particolare per quanto concerne la politica del lavoro, quella sociale, quella economica e fiscale, quella sull’immigrazione con la legge Bossi-Fini.

Ampio è stato il dissenso nei confronti degli interventi del governo contro i lavoratori, con  l’attacco all’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, il tentativo di rendere insanabili le divisioni tra i sindacati, il rifiuto della concertazione, l’esasperazione di una flessibilità diventata stabile precarietà come testimoniano dati anche di fonte confindustriale.

Grave appare la situazione economica del paese: avanzo primario prossimo allo zero, rapporto deficit PIL oltre i limiti consentiti e aumento del debito pubblico come non avveniva da anni. Il rischio è di una deriva economica che renda impossibile le riforme e impedisca una crescita dello sviluppo del paese.

Inoltre è ritenuta inaccettabile e spudorata una serie di interventi legislativi, per i loro contenuti e per il pensiero che li sorregge: la depenalizzazione del falso in bilancio, della esportazione dei capitali all’estero, la diminuzione della progressività delle aliquote fiscali, il”lodo Schifani” sui processi a carico delle più alte cariche dello Stato, la riforma dell’ordinamento giudiziario, la riforma costituzionale, contro la quale abbiamo vivamente partecipato alla raccolta delle firme per il referendum abrogativo.

In cinque anni il governo attuale ha avuto modo di esplicitare a fondo il senso della linea d’azione neoliberista che lo guida.   Puntuali e ripetuti sono stati gli interventi che hanno tutelato i privilegi e gli interessi della ristretta fascia sociale dei sempre più ricchi, impoverendo una moltitudine sempre maggiore di cittadini.

 

Necessaria una svolta

E’ necessario per la ripresa del paese, per ridare speranza ai milioni di italiani più deboli, emarginati anche in conseguenza dell’operato di questo governo, produrre una discontinuità una svolta nella politica e nel governo. 

La democrazia va ri-coniugata saldamente con la legalità, con la giustizia, con la solidarietà inclusiva e con il recupero di un ruolo credibile e efficiente dello Stato.

Questo obiettivo non è percorribile con la maggioranza attuale dal momento che si presenta alle elezioni non in posizione di autocritica per quanto ha combinato, ma di vanto e di convinta volontà di portare a compimento un disegno da essa ritenuto non completamente realizzato.

Il sistema bipolare in vigore riversa pertanto molte aspettative su chi si presenta come alternativa e si appresta a coagulare i consensi delle forze politiche che lo compongono e delle componenti sociali, non organiche o collaterali, che intendono, nella loro autonomia, incidere al momento del voto ed essere attive e democraticamente presenti nel corso della legislatura applicando una  puntuale  verifica dell’operatività del futuro governo, incidendo con l’apporto di valori, proposte  e esperienze sia in posizione sollecitatoria  che di eventuale dissenso e critica.

 

Scelta autonoma, scelta coerente

Le Acli varesine sono impegnate a salvaguardare l’autonomia come associazione, ottenuta trentacinque anni fa a caro prezzo, rompendo le logiche di appartenenza dominanti nel mondo cattolico del tempo.  Tale impegno non può significare essere neutrali, sopra le parti, in uno momento come quello che il paese sta attraversando.

La lettura dei fatti, gli ideali di giustizia, democrazia, legalità, solidarietà, libertà, pace ai quali esse si sentono più che mai ancorate -  che fanno diretto riferimento nella loro autonoma esperienza di cristiani impegnati nel sociale alla radicalità evangelica, alla Dottrina Sociale della Chiesa ed ai valori espressi nella nostra costituzione repubblicana – le spinge a sostenere un’auspicabile svolta nel paese, ad indicare il consenso a chi si candida  per invertire un percorso che ritengono insostenibile e per certi aspetti pericoloso. 

Il voluminoso programma dell’Unione rappresenta uno sforzo di paziente mediazione. Una lettura critica rivela molte sintonie ma anche delle distanze dalle valutazioni dell’associazione.  Inoltre non sempre le risposte sembrano all’altezza dei problemi che devono essere affrontati. Alcuni punti nella loro genericità non lasciano intravedere il facile raggiungimento di sintonie al momento delle proposte concrete.

Pur con queste riserve le Acli varesine si esprimono a favore dello sforzo di Prodi che con l’Unione intende perseguire e realizzare un programma trasversalmente condiviso da una aggregazione partitica molto articolata e fortemente differenziata per riferimenti culturali e politici.  Il compito non si presenta facile anche per qualche eccesso di protagonismo di alcuni  uomini di riferimento.  La sua ricerca paziente e costante di coesione delle idee, dei programmi e delle attuazioni  va tuttavia incoraggiata e sostenuta.   Il suo obbiettivo è quello di riuscire a coagulare, in modo stabile per una intera legislatura, quanto di meglio le diverse culture della genuina tradizione popolare italiana sanno esprimere, senza rinunciare alla propria identità.  E’ la strada che sessant’anni fa ha permesso di rimettere in piedi il paese.

Questo è quanto le Acli Varesine ritengono necessario anche in questo momento, nella certezza che oggi come allora ci sono donne e uomini all’altezza del compito.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 30 marzo 2006
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