Lodovico Pogliaghi. Se si studiasse!

S'inaugura venerdì 10 marzo alle ore 18 presso la Galleria Ghiggini ( via Albuzzi, 17 a Varese) la mostra dell'artista

S’ inaugura venerdì 10 marzo alle ore 18 presso la Galleria Ghiggini ( via Albuzzi, 17 a Varese) la mostra “Lodovico Pogliaghi. Se si studiasse!”. Si tratta di una trentina di disegni e bozzetti dell’artista che al Sacro Monte Varese, città adottiva, ha vissuto e operato.
Non semplici disegni ma alcuni progetti di opere, altri vere e proprie riproduzioni di opere del Michelangelo, di Raffaello, del Parmigianino solo per citarne i più significativi.

La mostra, curata da Chiara Palumbo con la collaborazione di Daniela Daverio e Eileen Ghiggini, resterà aperta fino al 6 aprile (orari 10-12,30 e 16-19,15, lunedì chiuso, aperto la prima domenica del mese, ingresso libero).

“Lodovico Pogliaghi. Se si studiasse!” è un titolo insolito e curioso per una mostra di disegni di uno tra i più grandi artisti di fine ‘800 e inizi ‘900, «ingiustamente trascurato dalla storiografia artistica – spiega Chiara Palumbo – e dimenticato tanto dalla Sua Milano quanto da Varese, città adottiva alla quale dedicò gli ultimi anni del suo operare e che tra l’altro ospita quel suo magnifico eremo di casa-museo sito al Sacro Monte. Il titolo mi è stato suggerito da Emilio Ghiggini, che ricorda essere stato il monito espresso di sovente dal Pogliaghi stesso, sia all’interno delle aule dell’Accademia di Brera, sia al di fuori».

Le due sezioni della mostra sono unite da un filo rosso: la scrupolosa ricerca, il continuo tendere ad una perfezione di forme, proporzione e ritmo, cui fa capo un’intransigente fedeltà alla tradizione e una rigida disciplina legata a quegli schemi classici che tanto il Pogliaghi considerava assiomi per se stesso e per i propri allievi. … .

Poco più di una trentina sono i disegni esposti, molti inediti, altri riproposti in seguito ad un’errata attribuzione del soggetto rappresentato, come nel caso del panneggio della Storia (Famedio, Cimitero Monumentale di Milano), del volto di San Giuseppe (San Babila a Milano), dell’allegoria della Gloria (Tomba di Camillo e Arrigo Boito, Cimitero Monumentale a Milano) e di altri studi di composizioni riconducibili a opere di artisti del passato. La maggior parte di essi sono eseguiti a carboncino (studio del Profeta Geremia di Donatello, studio da Saffo e Alceo di Alma Tadema), talvolta impreziositi da tocchi magistrali in biacca o sanguigna (studi per la Porta Centrale del Duomo di Milano, Pulpito del Duomo di Chiavari, San Giuseppe), oppure semplicemente a matita (studio dagli schizzi leonardeschi per la Battaglia d’Anghiari, da La Pietà e da Leda e il cigno di Michelangelo, da La Disputa del Sacramento di Raffaello, da La Madonna della rosa di Parmigianino, da Diana al bagno di Boucher), ripassata in alcune occasioni a china (studio per il Crocifisso del Duomo di Milano, studio per Giano Bifronte e Nettuno del Palazzo San Giorgio a Genova) o, infine ad olio (studio per la Storia, Famedio, Cimitero Monumentale di Milano).

Studio e ancora studio, nel proliferarsi di una produzione grafica tanto vasta quanto singolare nel suo genere, soprattutto se inserita in quell’ottica con cui ci si dovrebbe avvicinare per conoscere e apprezzare la personalità artistica di Lodovico Pogliaghi: la poliedricità dei suoi interessi, l’eclettismo che lo caratterizza.

 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 08 marzo 2006
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