Max Ferrari va all’attacco. «Ignorati i militanti della base»

Il direttore di TelePadania escluso dagli elenchi della Lega: "Onestà e fedeltà sono belle parole dimenticate quando si compilano le liste"

Il grande escluso è lui, Max Ferrari. Il direttore di TelePadania è rimasto al di fuori delle liste che la Lega Nord ha presentato per le Politiche 2006 nonostante il supporto caloroso della base leghista, quella dei “duri e puri” che si sono visti scavalcare da ragioni di partito in sede di scelta dei candidati. Una esclusione temuta, che era già nell’aria e che non ha certo rasserenato il clima in casa-Lega. E Ferrari, come è nel suo stile, non usa giri di parole per esprimere la propria opinione in merito alle decisioni di via Bellerio.

Qual è il suo stato d’animo dopo l’esclusione dalle liste elettorali?
«Provo un’amarezza profonda che è propria di chi si sta rendendo conto che l’onestà dimostrata e i rischi corsi in tanti anni di militanza rimangono “belle parole”. Espressioni vuote che vengono tradite al momento della compilazione degli elenchi».

Si è diffusa la voce di un suo sciopero della fame per protestare contro le decisioni della Lega. Conferma?
«Questa è una notizia priva di fondamento, anche se mi è stato detto che è girata sia su internet sia via sms. Non faccio lo sciopero della fame perché non è nel mio stile portare avanti certe forme di protesta e anche perché ritengo che non sia sempre dimostrabile la validità di certe cose. A mio avviso rischiano di scadere in pagliacciate. Inoltre penso che sia meglio mantenermi attivo e ben in forze perché ci troviamo di fronte a un periodo di battaglie dure: inutile rovinarsi il fisico».

Cosa le ha dato più fastidio quando ha appreso le decisioni della Lega sulle liste per le Politiche?
«Mi è venuto un dubbio atroce. Mi pare che le persone che rischiano denuncie per reati d’opinione, come il sottoscritto, oppure i militanti seri che lavorano per il bene del movimento vengano considerati dai dirigenti soltanto dei portatori d’acqua e di voti, o degli “utili idioti” che non meritano di scendere in campo a parlare di politica. Ho questo dubbio perché non è la prima volta che assisto a scelte di questo tipo: evidentemente non è un caso, ma è la regola anche all’interno della Lega. Tra l’altro voglio far notare che la mia candidatura ha seguito le vie canoniche: è stata proposta in sezione e vagliata dalla circoscrizione senza che venissero fatte forzature o rivoluzioni, ma non è bastato. Ora ne trarremo le adeguate conseguenze».

Lei pensa quindi di abbandonare la Lega Nord?

«Io sono la Lega, quella vera. Ho 35 anni e milito da quando ne avevo 17, senza mai tradire né arricchirmi e ciò è perfettamente dimostrabile. Altri, che pure godono di posti di privilegio anche all’interno del movimento, hanno in realtà tradito i principi della Lega. Io da qui non me ne vado, a meno che qualcuno decida di cacciarmi fuori».

Ritiene che il trattamento che le è stato riservato sia “colpa” di qualche dirigente in particolare, o vada ascritto a un comportamento “da partito tradizionale” che anche la Lega ha assunto?

«Non incolpo nessuno in particolare. Credo innanzitutto che la Lega si sia “romanizzata” in alcuni aspetti mentre in altri stia soffrendo per la confusione generata dalla mancanza di una guida unica. Al vertice ci sono diverse persone, ognuna delle quali ha le proprie idee e le mette in pratica. Così facendo ci si distacca anche dalla base».

Entrando nello specifico, ci sono candidature che le hanno dato fastidio?
«Ci sono nomi e personaggi discutibili, almeno per un movimento come la Lega che ha portato avanti per anni lotte per la moralizzazione della politica e ha vantato la propria diversità rispetto agli altri partiti. Mi riferisco ad esempio all’avvocato Brigandì che è un piemontese inserito nel collegio di Lombardia 2, come se nelle nostre province non ci fossero alternative. Inoltre non sta a me sostituirmi alla magistratura, ma mi pare che su di lui ci siano fascicoli aperti per reati che non c’entrano nulla con le opinioni e la politica, come invece è accaduto per me. Io, intanto, continuerò a lottare per far valere le mie ragioni».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 07 marzo 2006
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