«Mi chiamo Violeta e sono la numero uno»

È arrivata alle poste centrali domenica sera e da lì non si è spostata fino a martedì quando ha consegnato il suo kit

«Io sono la numero uno». Violeta non lo dice per vanità. Questa donna, maestra in Perù, badante in Italia, è da domenica sera alle dieci che è in coda alle poste centrali di piazza Trento per la consegna del kit. Ha dormito in macchina, lasciando i figli a casa con la nonna e il marito al lavoro. Mostra orgogliosa il numero uno, quello che gli è stato assegnato per la fila. La pole position l’ha conquistata con la caparbietà tipica delle donne del suo Paese. Ad assistere Violeta nel kit day c’è anche il marito William, operaio in una ditta chimica: «E’ l’unica nostra speranza per avere una vita normale» dice con un leggero sorriso.
Vicino a Violeta c’è Antonio (numero 4), 34 anni, anche lui peruviano, anche lui badante. Occhiali, fare distinto e soprattutto ottimo organizzatore è stato eletto capofila dal popolo in attesa. Una sorta di garante della posizione conquistata. Nessun giro di prova. La gente arriva, si piazza e lui annota con precisione nome e cognome su un’agendina, assegna il numero che poi riporta sulle etichette adesive. 
I ragazzi dell’est sono i più allegri. Come il rumeno Grec (numero 19) di  23 anni che sorride e parla ad alta voce: «Questa è la vita. Io faccio avanti e indietro da quattro anni. Ho lavorato in nero nell’edilizia e oggi ho la possibilità di mettermi in regola, sono felice».
A Varese sono stati distribuiti poco meno di 500 kit per la regolarizzazione e sette sportelli delle poste centrali sono stati dedicati per la trasmissione. La direttrice delle poste all’esterno dell’ufficio controlla,  invita tutti alla calma e dispensa consigli utili. Nel frattempo fa anche un po’ di pubblicità, distribuendo agli immigrati le brochure che spiegano i vari servizi.

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Anche Varese e Gallarate in coda 4 di 14

In coda alle poste di via Del Cairo c’è anche una italiana, Mariangela (numero 11). Ha passato tutta la notte con cinesi, ucraini, filippini e marocchini. «È gente semplice, brava gente. Un’esperienza umana da fare». Mariangela se ne va alle otto di mattina e lascia il posto ad un ragazzo italiano. È lì per un’amica di Lugano che deve regolarizzare la badante della madre. Come lei la signora Maria Milan (numero 21), originaria di Vicenza, venuta insieme alla badante ucraina, e Nicolam, venuto per regolarizzare una colf magrebina. 

Quelli con l’aria più persa sono i cinesi che non spiaccicano una parola di italiano, fanno gesti e occhiate di intesa e ad ogni chiamata scattano in piedi all’unisono. Un gruppetto di badanti dai nomi fantasiosi fanno capannello davanti all’entrata delle poste di via del Cairo. Gavina (Filippine), Perlita (Filippine), Suely (Brasile) sembrano serene ( in progressione 28, 29 e 30) nonostante il freddo patito durante la notte. «Sono contenta di questa occasione – dice la brasiliana Suely – potrò lavorare senza preoccupazioni.  Ho un po’ saudade (nostalgia ndr) del mio paese, di mio figlio e dimio nipotino. Ho un solo desiderio: se morirò in Italia voglio essere seppellita in Brasile».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 14 marzo 2006
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