«Non vogliamo essere i papà della domenica»

Dopo la legge sull'affidamento condiviso la festa di San Giuseppe si carica di nuovi significati. Ne parliamo con il presidente di Papà Separati

“Non riesco a pensare ad alcun bisogno dell’infanzia altrettanto forte quanto il bisogno della protezione di un padre”. Lo diceva Sigmund Freud. La riflessione ha sicuramente un grande valore e, oggi più che mai, non deve essere data per scontata. Anche dopo la festa del papà, che quest’anno si è caricata di nuovi significati, ben lontana dal classico pomeriggio in cui si porta a casa un lavoretto realizzato in classe o si regala un’originalissima cravatta.

Giovedì è stata approvata la nuova legge sull’affido condiviso, scritta con un esordio ben preciso: “Il figlio minore ha il diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ciascuno genitore, di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con i parenti di ciascun ramo”. Questo significa che, d’ora in poi, i figli di coppie separate non saranno affidati frettolosamente ad uno dei genitori (nell’88% dei casi la madre). Salvo casi estremi, che compromettano la serenità dei ragazzi, i figli dovranno essere accuditi in parti e tempi uguali da mamma e papà.

Una notizia di questo tipo non può che accendere una profonda riflessione sul ruolo del padre oggi, in contesti famigliari sicuramente inediti e complessi. Così ha visto questa festa Luca Maranzana, presidente della sezione varesina di Papà Separati: «La festa del papà è da sempre un momento di incontro e divertimento con i figli, ma alla luce di questa legge riscopre nuovi valori: oggi il padre riscopre il suo ruolo». «Un padre non deve più essere solamente un compagno di giochi che si vede la domenica», continua Maranzana, «deve essere presente, un educatore costante».

Ma quanti padri separati ci sono in provincia di Varese? «La mia generazione, quella intorno al ’66, conta quasi il 70% di coppie separate, in media parliamo di un matrimonio su tre. Nella nostra associazione abbiamo un centinaio di iscritti, tra i quali 10 donne e 15 nonni». Perché Papà Separati non deve essere intesa come un’associazione a favore dei papà, e basta. L’obiettivo del gruppo, in realtà, è quello di garantire al figlio il diritto alla figura paterna, per questo si impegna attivamente anche contro quei padri poco presenti, che magari non forniscono nemmeno l’assegno per gli alimenti.

Quale significato ha questa nuova legge, la trovate soddisfacente? «Non è una legge che ci soddisfa al 100%, ma è comunque un passo importante», spiega, «ora viene riconosciuta la bigenitorialità: al tribunale viene affidato il compito di mediare la situazione, decidendo cosa sia meglio per il figlio. Questo è un risultato, in questo modo si spera che i figli non vengano più usati come un’arma di ricatto». «Un altro risultato positivo», precisa, «è anche il riconoscimento della figura dei nonni: prima queste figure importanti non avevano alcuna voce in capitolo, e potevano perdere completamente i contatti con i nipoti».

Come si può migliorare il provvedimento attuale? «Come associazione avremmo desiderato l’obbligatorietà di passare a mediazione, un punto presente nella bozza di legge che è stato cancellato. In questo momento la responsabilità viene affidata al giudice, ma senza alcun strumento preciso per la valutazione della situazione. Con l’attività di mediazione esperta tra i genitori, invece, avrebbe degli strumenti più utili».

Quale rischio si corre, ancora, in caso di separazione? «Dalla richiesta di separazione possono anche passare dei mesi prima di un provvedimento preciso, e in quei giorni si accresce la litigiosità della coppia. Spesso i mariti devono uscire di casa e non vedono i figli. Ciò rende difficile la valutazione delle possibilità di mediazione in tribunale». Proprio per questo motivo lo stesso centro “Papà separati” sta creando un centro di mediazione con esperti, anche per fornire uno strumento utile ai giudici.

L’attività dell’associazione in questo campo è forte, tanto che pochi giorni fa aveva richiesto di costituirsi come parte civile in un processo al Tribunale di Varese, nel quale una madre è accusata di non aver ottemperato all’obbligo di far vedere il figlio all’ex marito. La richiesta non è stata accolta, perché l’associazione non esisteva ancora all’epoca dei fatti (è nata solo nel 2005, e i fatti risalgono al 2004) e non ha ancora dimostrato di essere ben radicata nella realtà varesina. «Ci aspettavamo queste motivazioni, la prossima volta forniremo il materiale necessario a comprovare il nostro ruolo sul territorio. In ogni caso è giusto chiarire che noi non ci siamo presentati a sostegno del padre, ma a sostegno del diritto del figlio di vederlo».

Sempre in questi giorni il Tribunale si era distinto per una sentenza molto particolare, che ha tenuto conto del fenomeno definito come “alienazione parentale”. Questo accade quando un figlio ha un atteggiamento negativo nei confronti di uno dei genitori, atteggiamento volontariamente trasmesso dall’altro membro della coppia, e quindi oggetto di possibile risarcimento. Nel frattempo Maranzana si chiede come lo stesso foro tratterà la nuova legge sull’affido condiviso, che a quanto pare lascia molto spazio ai giudizi del giudice e, tra l’altro, ha anche valore retroattivo.

Per ora non rimane che festeggiare i risultati raggiunti accanto ai figli, anche oggi, non solo la domenica…

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 marzo 2006
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