Omicidio Meggiorin, a faccia a faccia con l’omicida

Prima udienza, l'avvocato di Vladimir Mnlea ha chiesto il rito abbreviato ed il processo è stato rinviato al 12 aprile

«Mi aspetto una condanna esemplare». Poche parole ma pesanti quelle rilasciate dalla mamma di Claudio Meggiorin all’uscita questa mattina dal tribunale di Varese.
Vladimir Mnela, il ragazzo albanese accusato dell’omicidio del barista di Besano, ha chiesto il rito abbreviato ed il processo è stato rinviato al 12 aprile. Richiesta accolta dal giudice Giuseppe B
attarino. Mnela, con il rito alternativo rischia al massimo trent’anni.
Il giovane omicida  si è trovato per la prima volta a faccia a faccia con i genitori di Claudio, Gianpaolo Meggiorin ed Elisabetta Garruti, e la sorella. La tensione emotiva nell’aula era palpabile. «È la prima volta che lo vedo in faccia – ha detto ancora la madre di Claudio al termine dell’udienza – mi ha guardato e sembrava tranquillo. Spero che si faccia giustizia».
La tensione emotiva era alta dentro il tribunale ma non fuori: la madre di Meggiorin è riuscita ad evitare il presidio che i giovani di Forza Nuova avevano annunciato per questa mattina. Elisabetta Garruti ha parlato con i leader del gruppo che già in passato aveva organizzato manifestazioni di protesta ed è riuscita a scongiurare nuovi assembramenti che avrebbero reso il clima incandescente. Forze dell’ordine erano comunque presenti in piazza Cacciatori delle Alpi e molti erano i giornalisti e i fotografi inviati dalle varie testate.
Il padre, la madre e la sorella di Claudio si sono costituiti, ciascuno per sé, parte civile. Gli avvocati dei Meggiorin sono Attilio Fontana, Luca Marsico e Aldo Grassi. Entrambi hanno espresso perplessità sulla richiesta del rito abbreviato, richiesta che, come detto, è già stata accolta: «Deve far pensare molto questa richiesta circa l’utilità deflattiva dei riti alternativi nel processo italiano, soprattutto in questi casi» ha detto Fontana, e Marsico ha aggiunto: «Il rito abbreviato era prevedibile, l’avevamo messo in conto. È stata un’udienza tecnica ma comunque carica di tensione dettata dal dolore comprensibile dei famigliari e soprattutto della madre di Claudio».
Anche il padre di Claudio, Gianpaolo, non ha fatto mistero del suo stato d’animo: «Sono davvero giù di morale. Il rito abbreviato è un beneficio di cui, purtroppo, possono godere i rei confessi. Lui mi sembrava tranquillo, ogni tanto dava un sbirciatina dal basso e ci guardava. Ma senza lasciare trasparire nessuna emozione». 

In aula, questa mattina,  c’erano anche le due persone accustae di favoreggiamento per aver ospitato il Mnela. La loro posizione è stata stralciata dal processo per un vizio nella notifica.


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di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 marzo 2006
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