Pregando sotto la pioggia

Un altro venerdì all'aperto per gli islamici gallaratesi. Domani, sabato 25 marzo, nuova protesta in piazza Risorgimento

Pregando sotto la pioggia. Non è il titolo di una commedia di Broadway, ma è il copione di un altro venerdì di preghiera all’aperto, cosa che si ripete da tanto (troppo) tempo davanti all’ex centro culturale islamico di via Peschiera a Cedrate. Oltre cento persone si sono ritrovate per la preghiera, sotto l’acqua battente e con un clima che aveva pochissimo della primavera appena iniziata. Intorno ai musulmani in preghiera un dispiegamento di forze dell’ordine mai visto in questi lidi: Polizia di Stato, Carabinieri, Polizia Locale e Digos, tutti in allerta. Colpi di testa non ce ne sono stati, la preghiera è filata via liscia, in un clima di rabbia mista a rassegnazione, per una situazione che a Gallarate non sembra trovare sbocchi. Anche l’ultima proposta fatta dall’amministrazione comunale, lo stabile di via degli Aceri, è stata rigettata dai fedeli di Allah: troppi vincoli, tra i quali quelli del numero di fedeli ammessi alla preghiera e quello della cittadinanza gallaratese da dimostrare all’ingresso considerati odiosi dai membri della comunità islamica.

I fedeli musulmani sono arrivati alla spicciolata, hanno ascoltato la predica dell’improvvisato imam di questa settimana coperti dagli ombrelli e poi si sono messi a pregare sotto la pioggia. Verso la fine della funzione, è arrivato anche un omone senegalese, con accanto a sé la figlia di 5 anni, Anta, nata in Italia e residente con la famiglia a San Macario: hanno disteso la giacca del papà sull’asfalto bagnato (i tappeti che la comunità forniva ai fedeli sono ancora chiusi all’interno del capannone sigillato di via Varese) e si sono inginocchiati a pregare. Anche la bimba, impacciata e infreddolita, si è tolta gli stivaletti e ha concluso accanto al padre la preghiera sotto l’acqua. «Gallarate è la città razzista numero uno», commenta amaro un ragazzo al termine della Salat.

Domani, sabato 25 marzo, gli islamici, che proseguono i presidi serali in piazza Libertà, saranno in piazza Risorgimento a partire dalle 15.30 per manifestare per i propri diritti con le famiglie al seguito. La Questura non ha infatti concesso alla comunità musulmana di manifestare in corteo: «Chiediamo che riaprano almeno uno dei nostri due luoghi di culto – spiega Mohamed Rachdi, portavoce della comunità gallaratese -: il capannone di via Varese lo abbiamo acquistato con i nostri risparmi e non ci fanno nemmeno finire i lavori all’interno, per lo stabile di via Peschiera abbiamo pagato l’affitto per anni e per un bagno fuori posto lo hanno chiuso. L’ultima proposta del sindaco l’avevamo già bocciata tempo fa quando ci era stata ventilata dal Prefetto, non possiamo che ribadire il nostro no. Non facciamo nulla di male: pregare è un nostro diritto ed è un precetto dell’Islam. Quella di oggi è un’altra giornata di vergogna per tutta l’Italia. Il sindaco dovrebbe dimettersi e lasciare la città a chi è in grado di governare».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 24 marzo 2006
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