Quando i binari della politica corrono sul web

Alessandro Berteotti, candidato al Senato nelle liste della Margherita, ha aperto un sito personale: pendolari, giovani e famiglia al centro del suo programma

Il progresso non si arresta, e così arriva anche il web-candidato. Alessandro Berteotti (foto). 49 anni, sposato, tre figli, è candidato al Senato nelle liste della Margherita. L’ex consigliere comunale di Busto Arsizio ha acquisito una certa notorietà per le battaglie a difesa di chi, come lui, ha la sventura di essere pendolare e vittima dei disservizi delle ferrovie. Ma un’altra caratteristica interessante del personaggio è la competenza superiore alla media in fatto di Internet e dintorni di cui dispone. L’informatica è pane quotidiano per chi, come lui, lavora nel settore, e lo dimostra anche il suo sito personale, nato in tempo per la campagna elettorale (Berteotti è candidato al Senato, sia pure nelle "retrovie" della lista del suo partito) ma destinato, c’è da giurarci, a restare: lo ha realizzato egli stesso, invece di affidarsi a qualche smanettone più o meno professionista come invece fanno quasi tutti i politici, in genere loro agio con il computer quando un gatto con l’acqua.

 

Nel sito di Berteotti spicca immancabile l’area dedicata alla "questione pendolari" – sezione appropriatamente denominata Pendolari Disperati. "Anche chi non viaggia con il
treno, potrà facilmente verificare (…) quale sia la reale situazione, quante ore di lavoro vengano
perse quotidianamente, quale sia la ricaduta in termini di
mancato studio, di tribolazione, di profondo senso di smarrimento e
di assoluto disarmo di fronte a fatti che in qualsiasi paese civile
vedrebbero prendere da parte dei responsabili misure eccezionali per
riportare la situazione alla normalità.
Le forme di protesta che
spontaneamente ed in modo talora violento vengono messe in atto,
assomigliano più ad una guerra di poveri disperati, abbandonati da
tutti (…)" Questo ed altro ancora si legge nella "nota della settimana" che caratterizza la homepage del sito
.

Quanto al suo programma da candidato, Berteotti si propone in sintesi di migliorare
il sistema di mobilità pubblica integrata per i pendolari
(sistema casa-ufficio), di combattere la piaga del precariato cronico che ormai devasta le generazioni più giovani di lavoratori, e infine, da buon cattolico, di sostenere il ruolo trainante delle famiglie nel rilancio sociale ed economico del Paese.

Peccato che buone intenzioni e seri programmi oggi come oggi non portino preferenze.
Infatti la nuova legge elettorale voluta dal Governo Berlusconi per le elezioni politiche,
ha abolito i voti di preferenza per tutti. "È quanto di più
sconvolgente politicamente e praticamente si potesse mettere in
atto" commenta Berteotti. "Un disastro, una legge ignobile che imbavaglia i candidati che hanno qualcosa da dire, oltre a negare la libertà di scegliere all’elettore
". Pur avendo ben poche possibilità concrete di arrivare a Roma, per ragioni di aritmetica e percentuali, Berteotti ritiene suo preciso dovere quello di esporre il proprio punto di vista – anche se l’elettore non ha possibilità di esprimere il suo voto per lui personalmente, piuttosto che per altri. "All’Unione, una volta vinte le elezioni, chiedo che si cambi questa legge scellerata, e si torni ad un sistema che rispetti la possibilità dell’elettore di votare le persone. La destra ha cercato di creare una massa di elettori che votino a scatola chiusa: io invece voglio far riaccendere il cervello al cittadino che si reca al voto".

Tuttavia, come racconta il candidato Berteotti in un divertente aneddoto riportato sul suo sito, anche quando le preferenze si possono esprimere, come alle elezioni comunali, i problemi non mancano. "Innanzitutto,
ho un obiettivo: distinguere il mio nome da quello, più famoso ma
ingombrante, di Bertinotti" scrive il nostro: "Ho perso decine di voti di preferenza
perché solerti presidenti di seggio non hanno voluto ritenere
valido quel nome posto a fianco del simbolo della Margherita nelle
precedenti elezioni amministrative comunali di Busto Arsizio". Segno che taluni elettori, anche quando possono esprimersi, hanno poche idee, ma ben confuse.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 marzo 2006
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