Quella da precari non è vita, nemmeno se sei un “jolly”

Il presidio davanti a Palazzo Estense è iniziato alle 16.30. Molte le lavoratrici del settore educativo

Sono circa 170 i lavoratori precari del comune di Varese: molti di loro, circa un centinaio, si sono ritrovati oggi pomeriggio davanti a Palazzo Estense per manifestare ancora una volta contro le loro condizioni lavorative.
«No al precariato, lavoro assicurato», «Vogliamo più certezze». Con questi slogan i precari, per la maggior parte donne del settore educativo, hanno quindi iniziato il presidio intorno alle 16.30 mentre i rappresentanti delle Rsu (Cgil Cisl e  UIl, Alcobas e Siapol) e una delegazione del comitato precari si sono riuniti con gli amministratori comunali.

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Il presidio dei lavoratori precari del Comune di Varese 4 di 5

L’obiettivo delle Rsu è quello di riuscire a «strappare un minimo impegno all’amministrazione – spiegano in un’assemblea con i precari prima di salire in riunione -. Non possiamo certo pretendere di raggiungere oggi un accordo per farvi passare tutti di ruolo, ma è arrivato il momento di sottoscrivere un accordo».
Fra le proposte, quella di garantire i pochi posti disponibili dal piano occupazionale ai lavoratori precari, la costituzione di un piano che salvaguardi i lavoratori precari attualmente in servizio e la definizione di un piano pluriennale di stabilizzazione dei lavoratori precari. «È necessario garantire inoltre – continuano i rappresentanti Rsu – la parità dei diritti fra lavoratori precari e di ruolo. Questa situazione è ormai generalizzata a tutta l’Italia e nella nostra provincia anche ai comuni di Gallarate e Busto Arsizio. Questa iniziativa e quelle che sicuramente organizzeremo anche in futuro, hanno proprio lo scopo di cercare di generalizzare questo movimento, come è successo in Francia».

Fra i lavoratori presenti davanti all’ingresso del comune varesino, molti si trovano in condizioni di precarietà da oltre 15 anni soprattutto nel settore educativo dei servizi parascolastici.

«Ho iniziato a lavorare in Comune dal 1986, – spiega Antonella – e dal 1996, grazie al diploma di maestra di scuola materna, sono passata al settore educativo. Ogni anno ci assicurano il rinnovo del contratto, ma noi vogliamo un minimo di stabilità: io sono riuscita comunque a crearmi una famiglia, ma dopo vent’anni di precariato sono stanca: dal 2000 ad oggi ho dovuto fare due concorsi».

Come Antonella, anche Monica dal 2001 vive in questa condizione di instabilità. «Io sono fortunata, perchè ho una posizione alta in graduatoria e da quattro anni lavoro nella stessa struttura. Ma ormai la situazione è diventata frustrante perchè non ho un minimo di indipendenza economica, devo sempre dipendere da qualcun’altro».
Fra le meno fortunate, nei servizi parascolastici ci sono le cosiddette “jolly”: non hanno una sede stabile di lavoro, ma giornalmente vengono chiamate dalle diverse strutture scolastiche che hanno bisogno di una sostituzione. Fra loro c’è Monica. «Lavoro in questo settore solo da un anno, quindi nella graduatoria mi trovo ancora in una posizione bassa. Anche se non è una condizione ottimale di lavoro, voglio presentarmi anche l’anno prossimo perchè è il mio lavoro e mi piace».

 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 30 marzo 2006
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