Scatta l’ora legale: piccola storia della relatività del tempo

Questa notte dormiremo un'ora in meno, ma godremo di giornate più lunghe. Ma come è nato questo provvedimento?

C’è chi si lamenta già: nella notte tra sabato 25 e domenica 26 marzo dormiremo un’ora di meno. Il perchè si intuisce, torna l’ora legale, un accorgimento semplice (basta spostare le lancette un’ora avanti quando scattano le due) che però ci fa capire almeno due volte l’anno quanto il tempo sia relativo. Chi ha deciso che dobbiamo dormire un’ora in meno? È così ovunque? E quali sarebbero i vantaggi apportati da questo aggiustamento?

Diciamo che l’idea è partita da Benjamin Franklin, proprio lui, quello che inventò il parafulmine. In un articolo pubblicato sul Journal de Paris fu il primo a chiedersi se non fosse una buona idea approfittare del tramonto inoltrato nei mesi estivi, approfittando della luce solare per allungare la giornata (e oggi, per risparmiare elettricità). A quanto pare l’idea di spostare tutte le lancette del mondo non piacque, e non se ne riparlò fino al 1907. Allora il britannico William Willet propose un provvedimento simile al governo inglese, che attuò il "British Summer Time" a partire dal 1916. Poi seguirono a ruota tutti i paesi europei, desiderosi di risparmiare energia in un periodo in cui le guerre la trasformavano già in una risorsa preziosa.

Qui in Italia con le lancette si è giocato decisamente troppo. Innanzitutto per molto tempo non ci siamo messi d’accordo nemmeno sui fusi orari. Almeno fino al 1866, ad unficazione raggiunta da ben cinque anni, ogni realtà locale aveva il suo fuso "personale". Poi Umberto I ha optato per ben tre fusi orari. Uno, quello romano, valido per la penisola. E due (Palermo e Cagliari) validi per Sicilia e Sardegna. La situazione venne ulteriormente regolarizzata nel 1893 quando, per facilitare la vita alle stazioni ferroviarie, è stato imposto un orario unico a tutto il paese.

Solo una volta stabilita un’ora uniforme in tutto il paese si è potuto "giocare" con l’ora legale. Per la prima volta è stata adottata nel 1916, ma è stata una prima breve esperienza, sospesa nel 1920. Poi la guerra l’ha fatta rispuntare nel 1940, per concludersi nel 1948. Altro cambio di idea nel 1966, in periodo di piena crisi energetica, e da allora è rimasta fino ad oggi. Ma a quanto pare in Italia ci piace, più che altrove, far notare che il tempo è relativo. Dal 66 all’80 si è stabilito che l’ora legale dovesse durare da maggio a settembre, poi, fino all’85, si stabilì di estenderla dall’ultima domenica di marzo all’ultima di settembre. Altra variazione nel 1996, quella "definitiva": ora la stagione legale dura dall’ultima domenica di marzo all’ultima di ottobre.

Le cose non dovrebbero cambiare almeno fino al 2007: fino ad allora, infatti, le ore legali del vecchio continente saranno armonizzate da una direttiva dell’Unione Europea del 2000. Ma tra due anni per questa istituzione sarà l’ora della resa dei conti: l’UE pretenderà una relazione precisa sull’efficacia di questo sistema. In un’epoca storica in cui si dorme tardi sempre e comunque, e gli orari cambiano moltissimo a seconda delle esigenze di ciascuno, si inizia a mettere in dubbio che i vantaggi siano effettivi. Su internet è nato un sito web, la Sleep Foundation che, promuovendo e comunicando i vantaggi del dormire con regolarità, ha espresso tramite un sondaggio il parere di centinaia di contrari all’ora legale.

Nel ’97 il governo francese, per venire incontro alle esigenze degli agricoltori, ha proposto di rimuovere questo provvedimento, mentre recentemente il sindaco di Città del Messico si è prontamente rifiutato di applicarlo. In Giappone venne abolita nel 1952, perchè secondo il Ministero dell’Istruzione le giornate piene di sole distraevano troppo gli studenti. E da quest’anno anche l’Iran ha deciso di farne a meno: sembra che il cambio d’ora complichi il corretto svolgimento delle preghiere.

Tuttavia in una fase storica in cui si deve pensare a come resistere con il poco petrolio rimasto, sembra che il risparmio regalato dal sole, per quanto relativamente esiguo, sia irrinunciabile. Secondo Safetal nel 2005 l’ora legale ha fatto risparmiare all’Italia 640 milioni di kilowattora, un valore pari al consumo di sette mesi di una provincia come Agrigento. Forse non sarà questo risparmio a salvarci, ma corrisponde comunque a 69 milioni di euro che sembra stupido sprecare. Ma chi può dire quanto costino questi giorni di piccolo stress collettivo?

Per ora, comunque, non possiamo che affrontare questo piccolo jet-lag con filosofia, prendendoci il nostro tempo, relativo.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 25 marzo 2006
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