Sigilli in via Varese, il muro contro muro prosegue

La decisione del sindaco Nicola Mucci "per le reiterate violazioni degli islamici". L'avvocato Ruperto: "Impugneremo tutto"

Ennesimo capitolo nella querelle sulla moschea di Gallarate. Questa mattina gli uomini della Polizia Locale hanno apposto i sigilli al capannone di via Varese, di proprietà della comunità islamica gallaratese, dichiarato inagibile dall’amministrazione comunale. Il divieto d’accesso segue di qualche mese l’ordinanza del sindaco Nicola Mucci, che aveva vietato ai musulmani di frequentare lo stabile: «Hanno violato reiteratamente l’ordinanza – spiega il primo cittadino -, è un atto dovuto contro l’arroganza di chi non rispetta le leggi dello Stato. Siamo anche pronti a denunciare la comunità islamica per aver violato più volte l’ordinanza: via Varese non potrà mai essere un luogo di culto. Siamo disposti al dialogo, ma nell’alveo della legalità, e la strada non è quella scelta dagli islamici».

 

Quello dell’amministrazione gallaratese è un atto che si inserisce in un contesto che nelle ultime settimane, grazie all’intervento del prefetto di Varese Roberto Aragno, pareva lasciare la porta aperta ad una soluzione positiva della vicenda. Dagli incontri tra le parti, nonostante proposte e controproposte, non è però scaturito nulla di nuovo. Musulmani e Comune stanno vagliando le rispettive ipotesi di mediazione, in attesa di un’ulteriore convocazione da Villa Recalcati, ma a questo punto sembra difficile riprendere le trattative.

 

Il clima è teso. Venerdì c’è la rituale preghiera, che da 5 settimane la comunità islamica svolge in strada: «È un atto di guerra da parte dell’amministrazione – ha detto Mohamed Rachdi, portavoce dei musulmani di Gallarate -. Quella della moschea è una carta sporca che l’amministrazione usa da troppo tempo, il sindaco non ha mantenuto le promesse, senza curarsi delle conseguenze. Siamo stanchi di questa situazione, è una vergogna. Provo tanta rabbia: hanno preso un’altra decisione grave, senza preavviso e senza ragioni».  «L’intento persecutorio ha superato ogni limite – spiega il legale della comunità, Tatiana Bruna Ruperto -. Hanno apposto i sigilli quando all’interno c’erano tre persone che lavoravano agli impianti. Ho già fatto una relazione al Ministero degli Interni e mi riservo di inviare altra documentazione: c’è un evidente problema di ordine pubblico. Impugneremo i provvedimenti su tutti i fronti: hanno interrotto la trattativa intavolata dal Prefetto, chiudendo la porta per possibili soluzioni in via Peschiera e in via Varese. Restano solo le vie legali».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 08 marzo 2006
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