Syriana, la grande democrazia per il controllo del petrolio

Dallo sceneggiatore di “Traffic” un film ancora più complicato, ma decisamente non meno incisivo

Syriana, la grande democrazia in medioriente, voluta dagli occidentali. Un grande film corale, indipendente con molti luoghi comuni, è vero, come il petrolio che muove le economie, le guerre nel mondo medio-orientale, la cultura, lo sviluppo; il petrolio che genera pochi grandi ricchi che tra un secolo, molto probabilmente, non avranno più nulla; una risorsa destinata a finire, ma che tutti credono, o vogliono credere, inesauribile, almeno per adesso.
Syriana è un film coraggioso, un film complesso dalle troppe storie raccontate contemporaneamente, ma nessuna a caso, tutte hanno un motivo di esistere, una visione diversa del mondo e di come questo viene affrontato. Forse un po’ troppo scontata la visione dei terroristi, ma intelligente il paragone con il mondo occidentale e la domanda che sorge spontanea: esiste solo il terrorismo dei kamikaze?

Un grande George Clooney si sta dimostrando sempre più intelligente nelle scelte che compie: qui presente solo come attore (e non come produttore o regista, già impegnato sul fronte della comunicazione con il bello e politicamente impegnato Good night & good luck), riesce a dare visibilità con il suo nome a una pellicola che altrimenti avrebbe faticato a entrare in molti cinema, soprattutto americani. E con lui anche Matt Damon che di certo non ha la presenza scenica dell’ex protagonista di E.R., ma di sicuro è un nome di richiamo per molti giovani.

Syriana, ispirato al libro “La disfatta della Cia” scritto da un ex agente segreto, ha una struttura difficile e le domande durante la visione sono molte, abituati come siamo a vedere sempre più prodotti televisivi dalla meccanica semplice. Ma Syriana è un filmi che costringe a pensare. Certo non è perfetto, ma come già fece Traffic (il cui sceneggiatore di allora si presenta oggi come regista), è un pugno nello stomaco che costringe gli spettatori ad analizzare i legami che si creano sempre più tra politica e cultura, tra potere economico e sentimenti.
Il film è candidato a due premi Oscar in un’edizione della statuetta tutta all’insegna del cinema indipendente (il già citato film di Clooney ha ricevuto ben 5 candidature). Segno probabilmente che il vento sta cambiando, o probabilmente, come dicono altri, che si consolida sempre di più la posizione del cinema americano come funzione catartica dello stesso senso di colpa americano.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 01 marzo 2006
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