Tra ricostruzione, beneficenza e peacekeeping: la missione militare italiana a Kabul

Tempo di bilanci per il comandod ella misiione ISAF VIII, affidato al generale Del Vecchio e agli uomini del Corpo d'Armata di Reazione Rapida di Solbiate Olona

 

Il Comando di Corpo d’Armata di Reazione Rapida Italiano della NATO (NRDC-IT) si prepara a rientrare dalla missione in Afghanistan, il cui termine è previsto nel mese di aprile. Il rientro sarà celebrato il 13 maggio a Milano; intanto, è già tempo di bilanci. Attualmente il Comando, tramite il generale di Corpo d’Armata Mauro del Vecchio (foto), guida dal mese di agosto 2005 la missione International Security Assistance Force (ISAF), istituita nel 2002. Il generale Del Vecchio, decano dei bersaglieri
italiani in servizio, non è nuovo a responsabilità
di comando in teatri difficili, a partire da quello balcanico, nei
periodi marzo–ottobre 1997 e marzo–settembre 1999. Il generale
Del Vecchio ha subito capito che in Afghanistan non si sarebbe
trovato a fare da ammortizzatore tra due etnie, come nei Balcani, ma
piuttosto da messaggero di democrazia, di quella che non si impone
ma che si ispira con discrezione ed equilibrio.

Il
Corpo d’Armata di Reazione Rapida italiano è uno dei sei
Comandi ad elevatissima prontezza operativa della NATO (non a caso il
suo motto è ubique celere!) e, da quando si è
costituito, questo in Afghanistan è il suo primo,
delicatissimo impegno all’estero.
Il
Comando ISAF VIII (si tratta dell’ottava turnazione del comando fra le nazioni impegnate, ndr) è concentrato nella città di Kabul, assitendo le istituzioni afghane nel difficile compito di
ricreare un’ambiente sicuro che, partendo dalla capitale, possa
espandersi a tutto il Paese, nel quadro degli accordi di Bonn.
Nell’ambito
della lotta globale al terrorismo, seppure con compiti e missione
diversi, ISAF VIII opera anche in coordinamento territoriale con
l’operazione militare esterna alla NATO e denominata Enduring
Freedom
, che coinvolge una coalizione, denominata Global War Against Terrorism (GWGT), composta da 70 Paesi.

Il
Corpo d’Armata di Reazione Rapida di Solbiate Olona fornisce la
parte più consistente dello staff di comando di ISAF VIII,
ovvero 200 tra Ufficiali e Sottufficiali. Dal punto di vista
prettamente nazionale, l’Italia fornisce nella zona di Herat uno
dei “Provincial Reconstruction Team” (PRT) che operano sul
territorio afghano; il PRT è composto da unità
militari e civili, aventi il compito di agevolare la rinascita
dell’Afghanistan mediante il supporto diretto al governo di quel
Paese per la riuscita delle attività di ricostruzione
promosse da organizzazioni nazionali ed internazionali. Senza parlare
degli oneri operativi, articolati e complessi di ISAF VIII, dal punto
di vista umanitario il compito di questa missione è di quelli
che fanno tremare i polsi se si valuta che:

  • su
    di una popolazione di 26.813.057 abitanti, il 42% è composto
    da ragazzi sotto i 15 anni poichè la guerra ha bruciato
    un’intera generazione di adulti;

  • l’Afghanistan,
    ove si parlano 4 dialetti, è un Paese che non possiede
    un’economia
    (se non vogliamo annoverare la produzione di droga tra
    le attività produttive…..);

  • la
    principale fonte di reddito (illegale) è costituita dalla
    produzione del circa 70-75% dell’intera produzione mondiale di
    eroina
    , sulla quale si basa la vita di circa 356.000 famiglie
    afghane;

  • alla
    popolazione mancano perfino quelle cose che a noi italiani appaiono
    scontate quali cibo, vestiti, medicine;

  • l’alfabetizzazione
    ha interessato appena il 35 % della popolazione;

  • la
    mortalità infantile colpisce 147 bambini ogni 1.000 che
    ne nascono;

  • l’aspettativa
    di vita degli afgani non va oltre i 46 anni: quasi la metà di
    quella di un occidentale!

Il
compito, per quanto proibitivo possa apparire, non è riuscito
a spaventare il generale Del Vecchio e questo per un motivo
semplicissimo: sa di potere contare su quadri eccellenti, su di un
buon supporto logistico ed un elevato spessore motivazionale degli
uomini. Sarebbe davvero lungo l’elenco delle attività che lo
hanno visto coinvolto. Basta citarne alcune:

    • esercitazione
      Eagle Flight 2002” svoltasi, dal 2 settembre al 15
      ottobre 2002, in località Civitavecchia;

    • esercitazione
      Light Ship” svoltasi, dal 3 al 13 dicembre 2002, in
      località Civitavecchia;

    • esercitazione
      Roman Warrior” svoltasi, dal 10 al 27 novembre 2003, in
      località Solbiate Olona;

    • esercitazione
      Sharp Dagger 2003” svoltasi, dal 21 aprile al 2 maggio
      2003, in località Widflecken (Germania);

    • esercitazione
      Eagle Landing 2004” svoltasi, dal 15 marzo al 2 aprile
      20004, nelle località Legnano, Novara, Solbiate Olona;

    • esercitazione
      Allied Action 2004” svoltasi, dal 1 maggio al 8 giugno
      2004, in località Civitavecchia e Monteromano;

    • esercitazione
      Eagle Recce 2004” svoltasi, dal 27 al 31 luglio, nelle
      località Cameri, Vergiate, Solbiate Olona;

    • esercitazione
      Destined Glory 2004” svoltasi, dal 28 settembre al 15
      ottobre 2004, nelle località di Cagliari Elmas e Capo
      Teolada;

    • esercitazione
      Ready to Move” svoltasi, dal 25 ottobre al 26 novembre
      2004, in località Solbiate Olona.

    • esercitazione
      Eagle Focus 1,2,3” svoltesi, in un periodo che va dal
      25 gennaio 2005 al 28 febbraio 2005, in località Solbiate
      Olona .

    • esercitazione
      Eagle Action” svoltasi, dal 6 maggio 2005 al 14 maggio
      2005 in località Solbiate Olona .

    • esercitazione
      Eagle Thunder” svoltasi, dal 7 giugno 2005 al 23 giugno
      2005 in Norvegia .

In
Afghanistan, oltre vent’anni di sanguinosa lotta ai
governi comunisti ed alle truppe di occupazione dell’ex Unione
Sovietica, seguiti dalle feroci faide tra le diverse fazioni tribali e dallo spietato regime integralista talebano, hanno consumato una generazione ed ulteriormente lacerato
il fragile tessuto connettivo della complessa società civile.
È a questo punto che l’Occidente si è proposto come
credibile modello di rinascita democratica.

Le funzioni assunte dalla missione sono
molteplici e possono essere riepilogate in cinque prioritarie aree di
intervento: lotta antinarcotici, riforma giudiziaria, recupero e
creazione di fonti di sostentamento alternative delle ex fazioni
armate e loro disarmo, addestramento/ricondizionamento delle ex
forze armate e di polizia
. In particolare, l’Italia ha assunto la
leadership delle attività connesse alla riforma giudiziaria
del Paese conseguendo obiettivi di tutto rilievo. Nel dettaglio le
istituzioni giudiziarie afghane sono ormai in grado di applicare il
nuovo Codice Penale, utilizzare una rivisitata raccolta di tutte le
leggi afghane e la popolazione godere dei benefici di un Codice
Civile particolarmente implementato nella parte relativa al diritto
familiare
. A tutto ciò si aggiungano i molteplici corsi di
formazione tenuti per i magistrati e per il personale ausiliario
della magistratura oltre alla completa ristrutturazione delle
infrastrutture ospitanti le corti di giustizia.

Oltre
alla preparazione, ISAF ha portato la sensibilità e
l’esperienza al solo scopo di contribuire a recuperare alla
democrazia l’Afghanistan nel rispetto, però, delle sue
peculiarità religiose e morali.
In
un mondo di miseria difficilmente immaginabile, la tensione
umanitaria, la voglia del generale Del Vecchio di aiutare il popolo
afgano non potevano fermarsi soltanto al processo di ricostruzione
portato avanti dal Provincial Reconstruction Team ma andare
oltre e per farlo ci voleva il grande cuore del generale, capace di
sublimare il generico concetto del bene in amore del provvedere.
Il 14 dicembre scorso, grazie ai rapporti che il generale Del
Vecchio ha saputo instaurare con i sindaci della Valle Olona è
potuto partire quel progetto umanitario, corale spontaneo, denominato
“Fai volare la speranza”, al quale hanno aderito, oltre ai
Comuni, scuole, privati, industrie, associazioni .

Le
donazioni sono state davvero tante e, se da un lato, questo fatto
allargava il cuore, dall’altro riproponeva il problema di
stoccaggio ed invio a 8000 Km di distanza di svariate tonnellate di
materiale. Ma Del Vecchio, da tosto Bersagliere, non si è
perso d’animo ed ha subito creato l’ufficio Public Relationships With
Afghan Institutions (PRWAI) grazie al quale, già ai primi di
gennaio di quest’anno, fondi, medicine, coperte, capi di vestiario
e perfino stufe a legna
, hanno incominciato a raggiungere le
popolazioni afgane: in meno di un mese.

Fino
ad oggi i progetti realizzati dal PRWAI, grazie alla generosità
dei lombardi, sono stati i seguenti:

  • Red
    Crescent Society
    : fornitura di arredi, vestiti, cibarie e legna
    da ardere che hanno consentito la ripresa delle attività;

  • Orthopedic
    Hospital
    : fornitura di scarpe, vestiti, indumenti ospedalieri;

  • Afghan
    Oxford
    : fornitura di vestiti, coperte, letti e cibo;

  • Ospedale
    Cooperazione Italiana
    : fornitura di vestiti, coperte, letti e
    cibo.

Le
parole che pronunciò il generale il 29 aprile del 2005,
all’atto di presentare il costituendo Comando ISAF, non sono state
di circostanza ma realmente premonitrici: “…vorremmo lasciare
l’Afghanistan con la ragionata convinzione di avere dato una mano a
quel 42% di adolescenti che compongono la società afgana a
diventare adulti…”. E non saranno pochi gli afgani che, grazie anche al generale Del Vecchio,
avranno concrete prospettive per il futuro.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 07 marzo 2006
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