«Una generazione stanca di “precariare”»

La proposta di un nuovo testo di legge alternativo alla Legge 30 è stata presentata a Villa Tovaglieri da Ds e Cgil

Era per la maggior parte al femminile la platea che è intervenuta giovedì sera a Villa Tovaglieri al dibattito “Precariare stanca”. L’incontro, organizzato da Ds (Democratici di sinistra) e Cgil, è stata l’occasione per affrontare ancora una volta, soprattutto questa volta con le elezioni politiche a meno di un mese e la vicina Francia “in rivolta” contro la legge sul contratto per il primo impiego (Cpe), il tema del precariato, ma non solo.
«Con la Legge 30 (conosciuta anche come Legge Biagi, ndr) – spiega Claudio Treves della Cgil nazionale –  un’intera generazione si sta “precarizzando” con conseguenze pesanti per il nostro welfare. Dopo questi cinque anni di Governo, è necessario ora utilizzare i pochi giorni che ci separano dal voto del 9 aprile per parlare a faccia a faccia con le persone nella loro quotidianità, non affidarci solo al mezzo televisivo».
Fra le iniziative in questo senso, ci sono la nascita in provincia del Comitato provinciale “Precariare stanca” (http://www.precariarestanca.it/) e la raccolta di firme per presentare in Parlamento una proposta di legge che vada a sostituire la Legge 30. Fra le richieste, la riduzione dei tipi di contratto – che attualmente sono circa 40 -, maggior tutela dal punto di vista previdenziale e la stabilizzazione dei precari nella pubblica amministrazione.

«I Ds – afferma Maurizio Maggioni, candidato bustocco per i Ds al Senato -, in linea con il programma di Prodi, intendono promuovere un concetto semplice, ma che sembra andato perso nel tempo. Non può esserci sviluppo economico senza il riconoscimento dei diritti e della libertà personale. Il lavoro flessibile può essere una risposta ai cambiamenti del sistema produttivo, ma solo se garantisce gli stessi diritti del lavoro a tempo indeterminato».
E proprio il nodo dei diritti e delle garanzie del lavoratore è al centro del lavoro quotidiano di Nidil (Nuove identità lavorative), la struttura di Cgil che dal 1998 si occupa di queste tematiche. «Entrambe le tipologie di contratto a tempo determinato – spiega Frank Garrì -, cioè quella del lavoro interinale e del parasubordinato, sono state utilizzate dai datori di lavoro, pubblici e privati, in modo improprio. Per gli interinali, mentre la Legge 196/96 (Pachetto Treu, ndr) prevedeva per la loro assunzione delle condizioni specifiche di bisogno dell’impresa, la Legge 30 ha permesso che le aziende vi facessero ricorso per qualsiasi motivo. Le collaborazioni invece sono rimaste esattamente come prima, anzi sempre più lavoratori si trovano costretti a dover aprire la Partita Iva, risultando quindi lavoratori autonomi».

In Provincia di Varese, su 350 mila occupati, le stime parlano di 33 mila iscritti al Fondo Gestione Separata Inps e di questi circa 20 mila riguardano collaborazioni vere e proprie.  Realtà che pesano soprattutto sulle spalle delle donne.
«Nella nostra provincia – nota Ivana Brunato, Segretario generale di Cgil Varese – c’è una lettura distorta del fenomeno. Veniamo presentati come un territorio caratterizzato da una forte individualità, mentre anche qui c’è bisogno di costruire nuove solidarietà, servizi per i cittadini e un futuro accettabile per i nostri giovani. Mai come in passato, questo voto è importante: bisogna vincere le elezioni e non perché il sindacato è schierato senza riserve con il centro sinistra, ma perché non possiamo permetterci altri cinque anni con questo Governo. È necessario mobilitarci perché questo problema va affrontato al più presto e il programma dell’Unione sembra aver realmente recepito le indicazioni del sindacato».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 24 marzo 2006
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