“Vogliamo più case in Lombardia”

I sindacati contestano le decisioni della Regione sui bandi delle casi popolari

«La regione sbeffeggia il Tar». È questa l’affermazione dei sindacati Cigl, Cisl, Uil, Sunia e Sicet che contestano l’operato del centrodestra nei confronti della questione sulle case popolari.
Il Consiglio regionale ha approvato, infatti, il 14 marzo scorso, una modifica del Regolamento per l’assegnazione degli alloggi nella nostra regione.
Il Tar, il Tribunale Amministrativo Regionale, aveva annullato, nel 2004, il criterio dell’anzianità di residenza per stilare le graduatorie dei bandi di concorso, modalità ripristinata, appunto, in Consiglio Regionale.
Risultano due le limitazioni istituite dalla maggioranza.

La prima, che deriva dalla legge regionale n°7 del 2005, prevede uno sbarramento di 5 anni di residenza o di lavoro in Lombardia per partecipare ai bandi di concorso.

In secondo luogo nelle graduatorie verranno premiati con maggior punteggio i richiedenti di un alloggio pubblico che possiedono una superiore anzianità di residenza.
I sindacati hanno fatto ricorso al Tar che il 17 maggio sarà chiamato a pronunciarsi sulle decisioni della Regione.
Altro elemento da tenere in considerazione è il Programma Regionale per l’Edilizia Residenziale Pubblica 2006-2008 che potrà contare su 404 milioni di euro contro il miliardo e 193 milioni del 2002-2004. Questi dati fanno capire che la Devolution ha dato alle regioni le competenze sulle politiche abitative senza dare le fonti di finanziamento necessarie per attuare una seria politica sociale della casa.
Con le risorse disponibili nel triennio sarà possibile realizzare solo 3000 alloggi a canone sociale per tutta la Lombardia, 2200 posti letto temporanei, riqualificare i quartieri popolari con la manutenzione straordinaria in 1300 abitazioni e costruire con i Contratti di Quartiere 460 nuovi alloggi, troopo poco rispetto alla domanda esistente.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 22 marzo 2006
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