Zanone: «Il governo Berlusconi è stato illiberale»

L’ex segretario del partito Liberale, oggi con la Margherita, racconta le sue speranze per l’Italia

«Dirsi liberale è facile. Esserlo davvero si basa sui fatti». È questo il pensiero di uno che liberale lo è stato sul serio e lo sarà sempre. Stiamo parlando di Valerio Zanone, ex segretario del partito Liberale, oggi schierato e candidato senatore per la Margherita.
Affezionato alla nostra città che lo legava all’amico Piero Chiara, l’abbiamo incontrato ieri al caffè Lord Byron in Piazza Monte Grappa dove ha discusso con la stampa, non senza ironia.

Ciò che ha colpito di più è stato vedere un personaggio che ha fatto la tradizione del liberalismo italiano legato oggi ad un partito di centro-sinistra. Di Cavaliere e di Casa delle Libertà sembra non volerne sapere. «Vedere Berlusconi come erede dei liberali mi suscita amarezza. Da cinque anni c’è un governo che di liberale non ha fatto niente, anzi si è dimostrato illiberale», così il candidato senatore spiega la sua presenza nelle fila dell’Unione.

«La forza della Margherita sta nel saper esprimere una pluralità di esperienze. L’ideale sarebbe creare, con la collaborazione di tutta l’Unione, un partito democratico riformista. Tuttavia essere liberale non dovrebbe dipendere dallo stare a destra o a sinistra. Questa è una grande limitazione del nostro paese».

Gli argomenti si sono spostati anche sul tema della laicità dello stato e sulla possibilità di trovare un punto di incontro su questioni come i Pacs.
Zanone ha sottolineato che le convinzioni religiose non devono trasformarsi in norme di legge. Nella Carta dei Diritti dell’Unione Europea, che l’Italia ha approvato, esiste il principio di non discriminazione, quindi lo Stato deve rispettare le scelte di vita delle persone. «Le coppie di fatto costituiscono una realtà, anche fuori dal matrimonio. Lo stato deve accettarle in una visione laica. La Costituzione non penalizza coloro che hanno scelto di non sposarsi, quindi lo Stato deve fare altrettanto».

In presenza di due blocchi così netti, la Cdl e l’Unione, interessati in una battaglia all’ultimo sangue per aggiudicarsi il nuovo governo, viene spontaneo chiedere al candidato senatore se dal suo punto di vista sarebbe possibile tornare ad avere un grande centro.

La sua risposta è stata negativa. Fermo sui suoi ideali descrive un’Italia post 10 aprile che possa dimostrare una dialettica liberale sia a destra che a sinistra. «Dopo le elezioni niente sarà facile, ma qualcosa sarà possibile. Dobbiamo fermare Berlusconi altrimenti tutto si ridurrà a una delle sue barzellette».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 30 marzo 2006
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