«Acqua, perché non si chiede lo stato di calamità?»

In città situazione sotto controllo grazie all’apertura di nuovi pozzi e vasche di contenimento. Ma vige lo stato d‘allerta per l’emergenza idrica

«I campi stanno morendo, si vede, non c’è acqua per tutto. La situazione si è normalizzata a Tradate e ci sono comuni che stanno peggio di noi, in tutta la provincia la siccità avanza. Perché nessuno pensa di chiedere lo stato di calamità?». Secondo Stefano Candiani, sindaco di Tradate, la città ha vissuto giorni drammatici. Adesso la situazione è sotto controllo, ma in una settimana, la seconda di giugno, la falda si è abbassata di ben un metro, mentre questa settimana, grazie anche all’apertura di nuovi pozzi, i livelli sono rimasti stabili. «Ma non si sa quanto potrà reggere questa situazione – prosegue Candiani -. La gente sta usando con consapevolezza l’acqua e i tecnici comunali e di Sogeiva stanno monitorando giorno e notte la situazione in città».

Per affrontare il problema, infatti, è ancora in vigore l’ordinanza che vieta l’utilizzo dell’acqua per usi non domestici, di giorno ed anche di notte, con eccezione dell’irrigazioni degli orti e per usi commerciali. In pratica i giardini non si possono innaffiare. «È una procedura drastica, che richiede sacrificio da parte dei cittadini – continua il sindaco -. Intanto stiamo anche cercando di sistemare il problema all’origine , per capire se ci sono perdite nei pozzi, ma i controlli finora effettuati non hanno evidenziato grossi problemi. Non si stupiscano i cittadini se di notte vedono o sentono dei tecnici che controllano tombini e tubature, nessuno ruba acqua, si stanno solo svolgendo tutte le procedure per conservare più acqua possibile durante il giorno».

Tradate è nel mirino anche per non voler aderire all’Ato (ambito territoriale ottimale) che dovrebbe gestire gli acquedotti di tutta la Provincia. «Noi non siamo contrari – conclude Candiani -. Semplicemente crediamo che gestire gli acquedotti di 141 comuni sia sicuramente più caro che creare dei subambiti con carattersitche più simili. Non vogliamo rimanere soli, ma non vogliamo sicuramente aderire a un progetto in cui l’acqua diventi un oggetto di mercato».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 24 giugno 2006
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