Adamoli: «Cominciamo dai valori»

Il consigliere regionale della Margherita interviene sulla discussione varesina

Riceviamo e pubblichiamo l’intervento sul partito democratico da parte di Giuseppe Adamoli in forma di risposta a quanto scritto su Varesenews da Emilio Pacioretti lo scorso 29 giugno

Caro Emilio, discutiamone pure!

Intanto ti ringrazio per l’attenzione verso ciò che dico e scrivo. Prima di tutto una premessa. Tu sei sempre stato un iperulivista convinto e coerente. Io vengo da un altro percorso: sinistra DC, Partito Popolare, Margherita. Ora sono prontissimo a lavorare per il Partito Democratico, lo sto facendo, ma nella chiarezza. Un semplice atto di fede da parte mia non sarebbe né   sincero né credibile e soprattutto non sarebbe utile.

Partendo dall’assoluta necessità di ristrutturare le forze di centrosinistra, io ho posto l’altro sera due questioni. La prima è che il nuovo soggetto deve marcare una netta discontinuità, nella forma partito, rispetto a DS e Margherita quali sono oggi. Ma di questo parleremo un’altra volta.

La seconda questione, che tu richiami, è il profilo identitario del partito democratico che io ho rivendicato. Sarfatti mi ha risposto, equivocando il mio pensiero, che il nuovo partito non dovrà identificarsi con un solo punto di vista dominante. Ma sono perfettamente d’accordo. Il tratto identitario di cui parlo non sarà ne cattolico-democratico, ne socialista, le due culture ed altre ancora avranno piena cittadinanza e dovranno convivere. Non è questo il punto. La domanda è un’altra.

Basta dire che il Partito Democratico sarà nazionale, federale, riformatore e riformista, non ideologico e non classista? O non serve qualcosa di più profondo, di più penetrante, di più mobilitante in termini di ideali, di suggestione politica innovatrice, soprattutto per le nuove generazioni? Del resto settimana prossima all’assemblea nazionale dell’”Associazione per la costruzione del Partito Democratico” ci saranno all’ordine del giorno sia il manifesto dei valori, sia il tema dell’etica della politica. Io volevo spingere a riflettere su questi temi difficilissimi, ma non eludibili perché le occasioni di incontrarsi sono sempre poche.

Il progresso della scienza medica, ma non solo, apre alla politica problemi etici fino a poco tempo fa quasi sconosciuti. Possiamo dimenticarlo?

Ci deve essere nel nostro partito una sola chiave di lettura e di soluzione a questi problemi? Mi offenderesti se tu mi attribuissi una simile opinione fondamentalista. Il conflitto valoriale sarà inevitabile e anche un elemento essenziale di vitalità come sempre dice Cacciari. Ma non basta affermare che lasceremo libertà di coscienza ai singoli e tanto meno che si deciderà secondo i numeri della maggioranza . La cultura cattolica potrebbe sentirsi estranea in questa ipotesi. Bisogna ricercare invece una cornice ideale entro la quale discutere e decidere. Questo volevo dire. E mi risulta che personalità del calibro di Giuliano Amato ci stiano lavorando, a dimostrazione che sono nodi reali e sentiti.

Vedi Emilio, la meta agognata non s’allontana se si pongono queste problematiche. Temo invece che questo effetto ci sarà se vorremo portare nel nuovo partito tutta la base militante, la struttura, l’oligarchia, l’armamentario culturale e ideologico dei partiti di oggi. Il passaggio dal Partito Popolare alla Margherita ha lasciato sul campo personaggi del valore politico, intellettuale e storico come Mino Martinazzoli e Guido Bodrato, per me due carissimi amici che proprio questa mattina, venerdì, ho coordinato a Milano in una tavola rotonda su Moro e il terrorismo.

Vi sono dei prezzi da pagare sul piano delle persone e sul piano politico se si vuole un partito vero, che duri nel tempo, che sia un ancoraggio sicuro per i giovani, e non solo un partito coalizione fragile e debole che si riconosce esclusivamente nel leader e nel progetto di governo.

Tu hai portato l’altra sera l’esempio dell’amministrazione di Samarate con una coalizione di tutto il centrosinistra guidata da un Sindaco simpatizzante di Rifondazione. È una tipologia coalizionale a favore della quale anch’io ti ho dato un piccolo aiuto, se ti ricordi, ma non può essere il paradigma del partito che vogliamo costruire.

Non sto portando l’asticella sempre più su, ma chiarendo i termini entro i quali anche noi possiamo starci. Altrimenti gira e rigira il consenso complessivo sarà sempre quello della sinistra tradizionale distribuito in maniera diversa fra i partiti nelle varie occasioni elettorali.

Avrebbe senso in questo caso la partecipazione di uno come me?

Grazie ancora per l’amicizia.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 30 giugno 2006
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