Agguato al portavalori, «il rischio è che si ripeta»

Dopo l’attacco al portavalori della Vcv, i sindacati di vigilanza privata sul piede di guerra: «Si rivedano le strategie per il controllo del territorio, ci aspettiamo maggiore attenzione da parte delle forze di polizia »

«E se quello di mercoledì scorso fosse stato un assaggio? Una prova per mettere in pratica l’assalto vero e proprio, tenuto conto dei tempi di intervento delle forze dell’ordine e per testare i mezzi su cui le guardie giurate lavorano?». L’appunto, a metà strada tra l’ammonimento e la provocazione, viene da un addetto ai lavori. Vincenzo del Vicario è un sindacalista del Savip, il Sindacato autonomo di vigilanza privata che ha contattato Varesenews dopo l’assalto al portavalori che mercoledì scorso, mentre viaggiava su una bretella autostradale alle porte di Barese, è stato attaccato da un commando. La domanda, in relazione a quanto accaduto, è legittima: un vero e proprio fiume di danaro viaggia su gomma e si sposta ogni giorno da Milano a Varese. «Mentre ci congratuliamo con il collega dell’istituto Vcv che con la sua abilità ed esperienza e riuscito ad evitare la rapina al portavalori – afferma del Vicario – ci interroghiamo sulle modalità con le quali è svolto un servizio tanto delicato in relazione all’ingente valore dei trasporti. Mentre la routine impone ai furgoni sempre lo stesso percorso e sempre le stesse ore non ci risulta che le Autorità tecniche di Pubblica Sicurezza abbiano fatto nulla per disciplinare adeguatamente il servizio con modalità tali da ridurre il rischio per i nostri colleghi». Sapendo, poi, che per motivi commerciali si spostano valori tanto ingenti con frequenza quotidiana, continua del Vicario, «ci aspetteremmo che il Prefetto, riunito il comitato provinciale per l’ordine e la Sicurezza Pubblica, riveda le strategie complessive di controllo del territorio, ovvero imponga all’istituto e ai committenti di adottare particolari scorte ed altre precauzioni per i furgoni che fanno la spola tra Varese e Milano».

Una situazione denunciata a livello locale anche da Costantino Smilari, segretario provinciale della Sinal-Cisal, sigla che racchiude la categoria della guardie giurate. Smilari non è nuovo del mestiere: nel 1996 venne ferito da un proiettile nel corso della rapina alla Sb di Solbiate Olona, e conosceva i colleghi caduti nell’agguato di Induno Olona, tre anni dopo. «Siamo preoccupati – denuncia il sindacalista – . Ogni giorno, lungo lo stesso tragitto, potrebbe ripetersi la medesima scena. Non siamo a conoscenza di quanti soldi ci fossero all’interno del furgone blindato, certo spesso, molto spesso, vengono trasportate cifre da capogiro: i rischi sono altissimi». I sindacalisti chiedono maggiore sicurezza e soprattutto più mezzi per assicurare che il passaggio di un furgone blindato sia anticipato da auto capaci di verificare l’assenza di rischi. «Il Gps  non basta – conclude il sindacalista – anche perché le cronache dei questi anni hanno dimostrato che Varese è una piazza appetibile. Esiste un regolamento in Questura che risale al 1999: da allora molto è cambiato, sono cambiati i mezzi, ma anche le tecniche di assalto: è ora di rivedere il tutto per garantire più sicurezza a chi lavora e col danaro dei cittadini».

Sulla questione della sicurezza interviene anche Giovanni Aliquò, Segretario Nazionale dell’Associazione Nazionale Funzionari di Polizia. «Non entro nel merito del caso varesino – spiega Aliquò – ma certo quando si parla di così tanti soldi che si muovono su strada, una rete di controlli integrata con le forze dell’ordine è opportuna. Sull’applicazione delle norme in materia di trasporto valori la legge è chiara: i controlli sugli istituti di vigilanza sono demandati alle Questure, mentre spetta alla Prefettura occuparsi delle sanzioni. Purtroppo in Italia questo non accade e i controlli spesso non avvengono».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 02 giugno 2006
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