AlCobas: “Pulirapida si è dimostrata quella che è”

Contro risposta del sindacato all'azienda di pulizie: ancora gli scioperi di settimana scorsa al centro del contendere

Riceviamo e pubblichiamo

Su quanto comunicato da Pulirapida sullo sciopero delle lavoratrici ausiliarie delle scuole materne elementari e asili nido di Varese.

 

La Pulirapida finalmente si dimostra per quello che è (articolo su Varese News del 9 giugno 2006), offendendo la dignità delle lavoratrici che hanno scioperato il 7 giugno.

Ha tentato in tutti i modi di ostacolare la riuscita dello sciopero, arrivando anche ad affiggere in ogni scuola l’elenco delle dipendenti che, a suo unilaterale avviso, avrebbero dovuto comunque lavorare (47 su un totale di 60), durante lo sciopero, senza alcun rispetto per quanto previsto dalla legge (L.146/90).

Una disciplina che l’azienda cita a sproposito, accusando la nostra Organizzazione di non applicarla e fingendo di non conoscere neanche le minime regole in essa contemplate.

Una di queste è che l’individuazione dei servizi essenziali, ed il numero dei dipendenti necessario ad assicurarli, deve formare oggetto di trattativa e accordo sindacale.

AL.Cobas non ha mai parlato di “precettazione”, come la Pulirapida ben sa, ma di oggettivo tentativo di impedire alle lavoratrici di esercitare un loro diritto.

Soltanto la grande coerenza e professionalità delle dipendenti ha consentito che, pur partecipando in massa allo sciopero, (oltre il 90%) si riuscisse a garantire i servizi minimi essenziali che la legge prevede!

Un’azienda che assume in appalto servizi così delicati ed essenziali per la collettività, dovrebbe dare prova di maggiore attenzione al buon funzionamento di tale servizio, anche imparando a gestire le relazioni sindacali, risolvendo le controversie con le proprie dipendenti, senza arrivare a contrapposizioni pretestuose e infondate.

Ciò che interessa ai cittadini di Varese è sapere che i propri figli, quando vanno a scuola, sono affidati a personale con “alta professionalità” (come recita il capitolato d’appalto).

Una professionalità che le lavoratrici hanno, di cui rivendicano il riconoscimento anche economico e che la Pulirapida ammette soltanto nel comunicato stampa. Invece di inveire contro le lavoratrici e contro l’Organizzazione sindacale che le rappresenta, spieghi come mai da un giorno all’altro assume, attraverso le agenzie interinali, lavoratori con mansioni di pulizia e li utilizza invece nelle cucine o nella sorveglianza, assistenza e custodia dei bambini (questo è avvenuto per esempio il giorno 8 giugno).

Quanto sopra, senza far svolgere a questi lavoratori alcun corso professionale e di qualificazione.

L’azienda, fin dall’inizio, non ha onorato gli impegni assunti nei confronti delle lavoratrici, neanche relativamente alla scadenze per il pagamento degli stipendi, che andrebbero corrisposti entro il 15 di ogni mese. Così come non ha onorato un altro degli impegni assunti, che entro dicembre 2005 dovevano essere eguagliate tutte le retribuzioni delle dipendenti, che invece percepiscono stipendi diversi!  

 Consigliamo quindi la Pulirapida di rispettare i lavoratori, nella loro dignità, nei loro diritti economici e normativi, riconoscendo nei fatti la qualifica professionale che meritano.

Auspichiamo che venga garantito un servizio di qualità ai cittadini di Varese, soprattutto perché rivolto ai bambini. Un servizio svolto quindi con personale preparato, attraverso corsi obbligatori previsti dalla legge, sia sull’igiene sia sulla salute e sicurezza.

Siamo sempre disponibili ad un confronto serio, ma non siamo disponibili a rinunciare ai diritti dei lavoratori e alla qualità del servizio.

 Ieri, il nuovo Sindaco di Varese ha ricevuto le delegate delle lavoratrici e AL.Cobas.

Si attiverà per organizzare un incontro tra Comune, Azienda, lavoratrici e A.L.Cobas per affrontare le varie problematiche. Nel frattempo il Comune invierà dei controlli nelle scuole per verificare il rispetto da parte di Pulirapida  del capitolato d’appalto.

Associazione Lavoratori Cobas

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 11 giugno 2006
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