Avanti Savoia! Quelli che oggi non festeggiano

Il coordinatore provinciale dell'Unione Monarchica Italiana, a distanza di sessant'anni, spiega perchè considera falsati i dati emersi dal referendum istituzionale del 1946

“Noi monarchici siamo molto riconoscibili” commenta al telefono Davide Colombo, coordinatore provinciale dell’U.M.I (Unione Monarchica Italiana), dopo aver fissato un appuntamento col sottoscritto.

Non avendolo mai visto, non si può fare a meno di immaginarselo come un distinto signore in frak, monocolo, baffi a sparviero tipo Vittorio Emanuele II ed effigi savoiarde ben visibili sul petto. Solo quest’ultimo particolare però, si ritrova in Davide Colombo, il monarchico che non ti aspetti.

L’ispettore Nazionale U.M.I, così recita il suo biglietto da visita, ha solo ventiquattro anni e vive a Varese. Nella vita si destreggia tra la causa monarchica (abbracciata grazie all’incontro con il sgretario dell’UMI Sergio Boschiero), gli studi presso la facoltà di Agraria, il lavoro saltuario presso la gelateria e l’erboristeria di famiglia e da oggi anche l’attività di consigliere comunale di maggioranza a Varese. E’ stato infatti appena eletto nelle file di Forza Italia con 84 voti di preferenza. “Una scelta fatta a supporto di Prevosti (altro consigliere recentemente eletto per F.I.), il varesino che, in questi anni, si è maggiormente impegnato politicamente per la causa monarchica” spiega. “L’U.M.I. però è un’organizzazione assolutamente trasversale, non legata a nessun partito in particolare” ci tiene a precisare.

Colombo, Perchè non festeggierà il 2 giugno?
«Non è tanto importante la data, perchè il 2 giugno del 1946 in gli italiani andarono a votare e scelsero Monarchia. Ciò che noi non possiamo accettare è “La grande Frode“ che, nei giorni successivi, si consumò ai danni dei reali. Il voto venne infatti falsato da evidenti brogli. Ci furono episodi eclatanti e forse romanzati, come quello che sentii raccontare dall’amica centenaria di mia nonna che le riferì di schede gettate nel lago di Varese la notte del 2 giugno dai suoi compagni della CGIL. Non è però su queste dicerie che si basò la “grande frode”, vi fù un progetto politico finalizzato a delegittimare i Savoia».

Si spieghi meglio…
«La monarchia in quegli anni scontava una campagna d’odio svolta da destra e da sinistra. Negli anni precedenti infatti, i rappresentanti della Repubblica Sociale Italiana avevano bollato il re come “traditore”. Dall’altra parte, le due maggiori forze repubblicane presenti all’interno del CLN: il PCI e il PSI, avevano addossato alla corona la colpa di aver favorito l’ascesa del fascismo. Tesi che noi chiaramente disconosciamo, considerando invece la Corona, con la Chiesa, il principale ostacolo alla svolta in senso totalitario del regime fascista. Per questi ed altri motivi, la campagna referendaria si svolse in un clima assolutamente falsato, così come falsati furono i risultati del voto».

Chi furono gli autori di quelli che Voi ritenete brogli?
«Il vero e proprio autore del broglio fu Togliatti, allora ministro di Grazia e Giustizia, che esercitava però una pesante influenza sul socialista Romita, titolare del Ministero dell’Interno. Lo strumento principale attraverso cui mise in atto il suo piano fu la Legge elettorale, studiata apposta perchè i voti non potessero essere ricontati. Questa legge infatti, prevedeva che per il conteggio totale dei voti, facessero fede i verbali dei trentadue collegi sparsi in tutta Italia, la cui somma avrebbe dato il risultato finale. Questo significò dare la responsabilità del conteggio dei voti unicamente ai collegi. Questi poi, avrebbero trasmesso semplicemente i dati al Viminale».

Ma non c’erano dei responsabili addetti al controllo dei voti?
«Proprio qui sta la principale truffa. La supervisione sul conteggio dei voti presso i 32 collegi, fu affidata dei funzionari nominati con un bando pubblico. In realtà però noi sosteniamo che il bando venne pilotato per opera di Togliatti, che fece in modo che i posti venissero assegnati a persone di sua fiducia».

Che prove ha a sostegno di questa sua tesi? 
«Le prove stanno nei 30.000 ricorsi per irregolarità che furono presentati dai sostenitori monarchici in corte di Cassazione. Ricorsi che avrebbero dovuto portare ad un riconteggio delle schede che non potè aver luogo anche perchè mancavano all’appello tutte le schede bianche o nulle».

Che fine avevano fatto?
«Quando i magistrati di Cassazione le richiesero al ministro Togliatti, questi rispose che “forse erano state distrutte”».

Per tutti questi motivi, la festa della Repubblica le suonerà come un’insulto alla sua fede monarchica. Ha pensato ad iniziative di protesta?
«L’anno scorso sono stato piuttosto rozzo. Ho esposto fuori dal mio balcone la bandiera italiana con lo stemma sabaudo listata a lutto, con una serie di altri cartelli piuttosto provocatori. Quest’anno, il 2 giugno lo passerò a Milano in compagnia di amici della mia stessa fede. Abbiamo pensato a forme di protesta più ironiche, più in linea con l’eleganza monarchica».

Cioè?
«Sarà una sorpresa».

 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 01 giugno 2006
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