“Avventure in divisa”: vengo anch’io, no tu no

"Non ci sono gli educatori", spiegano dal Comune. L'insegnante del ragazzo, affetto dalla sindrome di Down, ci ha scritto una lettera carica di amarezza

Una questione di integrazione e sensibilità. Una lettrice, Chiara Carabelli, insegnante di sostegno in un Istituto Superiore gallaratese, ci ha scritto una lunga e sdegnata lettera, che pubblichiamo di seguito: è la vicenda di M., un ragazzo disabile, affetto dalla sindrome di Down, appassionato della “divisa”. La madre del giovane, sollecitata dalla sua insegnante, ha fatto richiesta per partecipare al camp estivo Avventure in Divisa, organizzato dal Comune di Gallarate per la prossima estate. Per sua sfortuna, la richiesta viene respinta: non ci sono educatori ad hoc, il Comune non può accettare l’iscrizione. Abbiamo chiesto le motivazioni alla dirigente del settore Cultura e Sport del Comune, Manuela Solinas, promotrice della manifestazione alla quale parteciperanno 47 bambini dai 12 ai 18 anni: «Non siamo attrezzati, mancano gli educatori per questo tipo di problematiche – spiega la Solinas -, abbiamo detto no per il bene del bambino. Sono 4 anni che facciamo questa iniziativa e non ci erano mai arrivate richieste di questo tipo. Quest’anno siamo stati interpellati troppo tardi, se il prossimo anno riceveremo lo stesso tipo di richiesta, provvederemo per soddisfarla. È certo che non c’è stata nessuna volontà di discriminare il ragazzo». Incuriosisce il fatto che nelle scuole superiori sia stato effettuato un volantinaggio “a tappeto”, ma non siano stati presi in considerazione gli studenti disabili, che evidentemente ci sono e dovrebbero avere gli stessi diritti dei loro coetanei: «Ripeto che non essendoci state richieste precise, non ci siamo attrezzati con educatori adatti a prendersi cura di situazioni difficili», spiega la dirigente gallaratese. Resta la delusione e l’amarezza di un’insegnante che vede negato ad uno dei suoi ragazzi un momento di divertimento e svago. Pubblichiamo di seguito la lettera, sperando che il prossimo anno una situazione del genere non si ripeta e che da parte degli amministratori ci sia maggiore sensibilità nei confronti di persone in difficoltà.

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Di seguito il testo della lettera:

Ci stiamo abituando alla trasparenza, all’invisibilità, alla consapevolezza che qualunque battito di ali non porta che a bruciarsele.

La discriminazione delle fasce deboli, di chi non ha voce, perché troppo spesso messo a tacere, non fa più scandalo, non “preoccupa” neppure più chi quell’emarginazione la provoca!

La disabilità, che chiede rispetto, sensibilità, interventi finalizzati a ridurla, là dove è possibile, soffre l’assenza di risorse economiche e progettuali ad essa destinate, e poco sembra importare che la legge 104 del 1992 ne sancisse la doverosità per uno Stato degno di finirsi tale.

“Avventure in Divisa” è un’opportunità proposta dagli Assessorati alla Cultura e allo Sport del Comune di Gallarate agli adolescenti che, oltre a “non aver voglia di annoiarsi”

“potranno anche entrare in diretto contatto con testimonianze di impegno civile e sociale”.

«Lo spirito che anima l’organizzazione del camp,  insiste proprio su diversi aspetti della formazione dei ragazzi, inserendo progetti e attività che rientrano nei loro interessi, come lo sport e gli aspetti ludico-ricreativi, ma anche proponendo momenti approfonditi di conoscenza di realtà dall’alto valore sociale e civico (dal comunicato stampa del Comune di Gallarate).

Negli Istituti scolastici del Gallaratese viene effettuato il volantinaggio per la raccolta delle iscrizioni, per questo campo estivo dall’alto valore educativo, oltre che ludico, per la modica cifra di € 300 per 3 settimane. Una sola omissione: da nessuna parte viene dichiarata l’inaccessibilità del camp per gli adolescenti disabili, che invece si rivela essere tale, perché non sono stati “previsti, per quest’anno, educatori o assistenti per persone disabili” come afferma l’impiegata dell’ufficio cultura alla quale mi rivolgo per chiedere di poter valutare insieme l’opportunità di inserimento di uno dei ragazzi che frequentano l’Istituto scolastico nel quale opero in qualità di insegnante di sostegno.

Non serve un commento, perché sono i fatti a commentarsi da soli: non c’è il rifiuto ad integrare la disabilità (chi mai oserebbe dirlo ad alta voce?) semplicemente si dimentica che esiste, che è oltraggioso volantinare a scuola dove i ragazzi disabili sono integrati, e prima, piuttosto che poi, porsi il problema del cosa fare se tra gli iscritti c’è anche un adolescente con la sindrome di Down.

Perché gli adolescenti disabili, le persone disabili in genere, non sono…previste. e se non sono previste sono inesistenti, perché questo è davvero l’unico modo di “non prevederle”.

Io ho chiesto alla mamma dell’alunno che frequentala mia scuola di prendere in esame questa opportunità, ed ho sbagliato, perché non ho “previsto” che ci potesse essere una preclusione a priori dell’accessibilità ad un’iniziativa promossa da un Ente Pubblico per una persona colpevole di avere la sindrome di down!

Ma dopo la rabbia e la frustrazione (l’ennesima, per la verità), resto paralizzata dall’assenza di “rammarico”, dall’indisponibilità a …correre ai ripari, perché chiedere scusa e ottenere che il prossimo anno si farà qualcosa, non mi basta.

Per fortuna M, l’adolescente che frequenta il mio Istituto, non è solo: con lui c’è sua madre, la sua scuola, l’AIAS, ed anche se non potrà partecipare a questa iniziativa capace di sviluppare “senso civico e sociale”, continuerà ad andare in piscina, da solo, circondato da amici che hanno compreso che chiudere la porta a lui è chiudere la porta a tutti noi, se non rispondiamo agli standard che questa Amministrazione ritiene necessari per “non annoiarsi”!

Chissà se, raggiunta la maggiore età, gli verrà impedito il diritto al voto o se ci si farà in quattro per promettergli un futuro diverso.

 Chiara Carabelli

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 21 giugno 2006
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