Caporaletti: «Vendiamo più elicotteri civili che militari»

Quattro chiacchere informali con il presidente di AgustaWestland, in coda all'inaugurazione della training academy

L’incontro è avvenuto per puro caso, tra un bonsai di cotoletta e una cucchiaiata di paella fresca in insalata, in coda al buffet organizzato da AgustaWestland per l’inaugurazione della training academy. Anzi si può dire che, più che la cocciutaggine e la diplomazia tra pubbliche relazioni che si sfodera di solito in questi casi,  sono stati il destino e gli spazi angusti a favorire il primo casualissimo scambio di opinioni  tra Varesenews («ventimila lettori al giorno? C’è cosi tanta gente che perde tempo in Internet?» ha commentato con stupore e un pizzico di ironia) e il presidente di AgustaWestland Amedeo Caporaletti.
Spiritoso, galante e solitario, la più importante carica della storica azienda di Cascina Costa non prova nemmeno a distinguersi dal resto della folla in completo blu.  Anzi cerca di usare il suo spirito per non essere sommerso, malgrado il suo understatement,  di attenzioni gastronomiche: ogni minuto qualcuno gli propone un piatto diverso da assaggiare, che lui offre regolarmente alla “signorina” che gli sta di fronte – che per sua disavventura è giornalista e di un giornale on line – premettendo che del piatto precedente ha parlato malissimo.

Non è un presidente ingessato, e parla di tutto volentieri: del resto, Caporaletti raccoglie in questo giorno speciale ringraziamenti e congratulazioni da tutti. E’ stata un’operazione coraggiosa infatti (e pure un po’ antieconomica e perciò molto affettiva), quella di recuperare lo stabile Siai Marchetti, in cui molta della attuale dirigenza AgustaWestland ha lavorato per tanti anni.  Un recupero cui forse nessuno sperava più, e perciò prevede ringaraziamenti più sentiti. Persino le belle parole a loro rivolte dal ministro inglese all’inaugurazione, che qualcuno gli ha ricordato. «E pensare che noi li tartassiamo così tanto…» commenta divertito.

E alla richiesta del perché AgustaWestland riservi un trattamento così severo agli inglesi con cui hanno una partnership, si schermisce: «semplicemente, noi manteniamo un impegno e ci assicuriamo che mantengano anche il loro».Insieme, come ha ricordato Lord Drayson, stanno infatti per costruire 139 nuovi elicotteri. Con i relativi compensi per l’azienda di cascina Costa.

I rapporti con i governi del resto, per quanto cordiali e proficui, non sono mai semplici.  Ma necessari, probabilmente, visto che in fondo il principale cliente di un elicottero militare è un governo. «Ma, guardi, non è poi più così vero – risponde Caporaletti – In numero di pezzi la produzione di AgustaWestland è ormai destinata per il 60% al mercato civile. La produzione militare pesa ancora per più della metà del fatturato, ma solo per il fatto che ogni elicottero realizzato per scopi militari costa molto di più. A vedere questo e a pensare solo ai numeri, c’è chi si augura che aumenti la produzione militare. Io sono invece fermamente convinto che si possano aumentare efficacemente i volumi di fatturato anche con la produzione civile».

Una produzione destinata principalmente al resto del mondo, in puro Varese Style: «Ormai l’Italia rappresenta si e no il 20% del nostro mercato totale» precisa Caporaletti. Esattamente come avviene a molte delle aziende della provincia, piccole e grandi, che hanno puntato sull’internazionalizzazione, anche se non si chiamano AgustaWestland. Evidentemente, il segreto del successo è proprio lì: parola del fiore all’occhiello di Finmeccanica, del leader mondiale della produzione di elicotteri.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 giugno 2006
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