Chiapparo: «Ecco come la vita cambia in una sera»

È l'ora del draft Nba, dove si decide il futuro del basket mondiale e quello del "nostro" Bargnani. Ce lo racconta il varesino che nel 2004 accompagnò Pavel Podkolzine

Notte insonne quella che verrà (tra mercoledì 28 e giovedì 29 giugno) per gli appassionati di basket italiani. Nel teatro del leggendario Madison Square Garden di New York andrà infatti in scena il draft dell’Nba, ovvero il momento in cui le trenta squadre del campionato stelle e strisce scelgono i giovani giocatori più promettenti.

Tra di essi ci sarà anche Andrea Bargnani (foto: www.simoneraso.com), il romano della Benetton Treviso pronosticato per essere scelto tra le prime cinque posizioni. Fosse chiamato con il numero uno (quello che nel ’79 fu appannaggio di Magic Johnson, nel ’92 da Shaquille O’Neill, nel 2003 da LeBron James tanto per fare tre esempi calzanti) sarebbe il primo europeo di sempre.
Per capire l’aria che si respira nel corso di uno degli eventi più importanti dello sport americano abbiamo chiesto aiuto a Gianni Chiapparo, il dirigente varesino che due anni fa accompagnò al Madison Pavel Podkolzine, poi scelto al numero 21 da Utah e subito ceduto a Dallas.

Chiapparo, come inizia la cerimonia del draft?
«Tutti gli invitati vengono prelevati da un pullman in albergo e portati al Madison sotto la guida di Arturas Karnisovas, l’ex giocatore lituano che ora è responsabile Nba per gli stranieri. Al teatro del Madison c’è un buffet gigantesco utile a stemperare la tensione, poi si comincia. Sui tavoli sotto al palco si accomodano i primi trenta "papabili", poi sulle poltrone tutti gli altri. Dietro il pubblico pagante: nel 2004 c’era anche McCullough, venuto a sostenere Pavel».

La tensione cresce con il passare dei minuti. Si riesce a stemperarla?
«In alcuni momenti sì. Dopo ogni scelta passano 5′ in cui le squadre fanno offerte per provare a scambiare i vari giocatori a seconda delle necessità. Dopo ogni nome però c’è spazio per il folklore: questi ragazzi in una notte diventano milionari e la maggior parte di loro proviene da famiglie povere o comunque non abbienti. Al momento della chiamata succede il finimondo, con il codazzo di amici e parenti abbigliati nei modi più svariati che esulta e applaude. Per chi nel frattempo la chiamata non arriva, la cosa si fa meno divertente.

Pavel venne chiamato al numero 21: come avete trascorso i minuti precedenti?
«Io puntavo alle scelte tra la 14 e la 17, quando alcune squadre avevano la propria seconda scelta per via di alcuni accordi precedenti. Passate quelle iniziammo (io, lui e l’agente Sbezzi) a preoccuparci. Poi l’interprete della tv, che sapeva le chiamate con un attimo di anticipo, mi fece un cenno di "ok" e lo comunicai a Pavel (nella foto con il "commissioner" Nba, David Stern) che iniziò a ridere. La chiamata sciolse ogni dubbio: fu invitato sul palco e indossò sorridendo il cappellino di Utah, pur sapendo da subito che sarebbe poi andato a Dallas».

Il draft è anche colore, oltre che sport: fu difficile vestire un ragazzone russo di 2 metri e 26?
«È vero: è pieno di fotografi e tv, tanto che in molti fanno a gara per il miglior completo. A Podkolzine pensò Sbezzi, che è molto più attento di me alle questioni di moda: fece confezionare un abito sartoriale su misura che gli andava a puntino. Io mi accontentai di un normale completo italiano, e viste le tenute "folk" di tanti americani feci una bella figura. Sbezzi, come suo costume, si presentò all’ultimo grido, molto sgargiante ma curato. Come previsto».

Toccando questioni più attuali e più tecniche: dove pensa che possa finire Andrea Bargnani?
«Quest’anno non vedo talenti eccezionali tra gli universitari americani, inoltre Andrea è forte per davvero. Per me entra tra i primi cinque, massimo sette. Al numero uno tra l’altro sceglie Toronto, dove ora lavora lo scopritore del "mago", Maurizio Gherardini. Se finisse lì andrebbe in una città dove buona parte della popolazione è di origine italiana e ciò potrebbe aiutarlo. Insomma: toccasse a me scegliere per i Raptors, io lo prenderei. Sarebbe una scommessa che val la pena di fare».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 giugno 2006
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