“Ci divertiamo senza spendere” ecco cosa muove il popolo dei rave

Giorgio Bosso, giovane frequentatore delle feste clandestine ci spiega le ragioni di chi nei fine settimana va a ballare all'aperto in luoghi non autorizzati

I rave, o meglio le feste clandestine, sono un fenomeno in larga diffusione. E’ vero, come è stato scritto, che spesso si tratta di fenomeni underground. Altre volte però, come lo dimostra l’"invito" per la festa abusiva di Caldè che abbiamo recuperato, gli organizzatori fanno le cose in grande e addirittura riescono a stampare anche qualche biglietto che poi viene distribuito. Poche le informazioni che vi si trovano: un numero di telefono (criptato per motivi di privacy) e nessuna indicazione sul posto, se non un generico "a beautiful place". Di rave come questi ce ne sono almeno due ogni fine settimana: musiche diverse, dal reggae alla techno, sound system in postazioni separate, bar che vendono vino e birra a prezzi "politici". Ma perché un giovane è spinto a frequentare questo tipo di iniziative? Lo chiediamo a chi le frequenta abitualmente: Giorgio Bosso, 27 anni, studente universitario fuori corso. 
«La motivazione principale è che costa poco – spiega Giorgio -, ci si può divertire senza spendere cifre eccessive, ballare fino a tardi, oltre l’orario di chiusura delle discoteche tradizionali. Spesso poi sono in luoghi all’aperto, che normalmente non sono utilizzati per feste o manifestazioni del genere. L’atmosfera è di libertà assoluta, si fanno le stesse cose che si farebbero in discoteca, ma senza farle di nascosto, senza controlli eccessivi».
Nella retata dell’altra sera a Caldè, i carabinieri hanno sequestrato marijuana e acidi: «L’uso di droghe è un fenomeno consueto – continua Giorgio -, sia il consumo di marijuana che di droghe sintetiche.
Queste vengono usate soprattutto da chi vuole ballare fino a tardi e ascolta musica techno e hard core. Anfetamine ed ecstasi sono molto più diffuse di quanto si possa immaginare. Poi c’è l’alcol: vino birra e cocktail, che tanti si preparano a casa e li portano sul posto in bottiglie di plastica. Se ti vuoi sballare, lo puoi fare, ma esiste anche il divertimento sano di chi non consuma droga e alcol e vuol e semplicemente ballare senza spendere decine e decine di euro».
Il tam tam avviene più che altro via mail, via sms o semplicemente con il passaparola. Si esce la sera, le notizie di questo tipo di feste circolano velocemente e si decide sul momento se andare o no. Chi conosce gli organizzatori lo può sapere due, tre giorni prima, non di più. Tutto è fatto sotto traccia, l’illegalità è un ingrediente fondamentale: «È senz’altro vero che si può fare ciò che si vuole – dice Giorgio -, fare tutto senza permessi è la prerogativa di chi organizza queste feste. Sono sempre piene perché c’è l’esigenza di trovare posti alternativi dove divertirsi, dove cercare la trasgressione senza pagare biglietti di ingresso, passare le selezioni per il tipo di scarpe e di camicia, pagare ancora le consumazioni all’interno delle discoteche. Si ascoltano vari tipi di musica: in discoteca si può ascoltare techno, ma la tipologia di persone che vengono a queste feste è diversa: siamo più grezzi, meno costruiti. E soprattutto con meno soldi».    

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 14 giugno 2006
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