Commercio e piano regolatore, a Somma non si placa la polemica

Botta e risposta tra opposizione e assessore all'Urbanistica Massimiliano Carioni

Il 30 maggio 2006 a Palazzo Viani Visconti il consiglio comunale ha discusso e votato la variante all’articolo 15 delle Note Tecniche di Attuazione del Piano Regolatore vigente, modificando così le aree D1 da aree esclusivamente industriali a aree anche “terziarie”. Le zone industriali D1 intorno a Via Giusti, Via del Rile, Via Marconi, Via Alberto da Somma e altre aree che comprendono alcuni stabilimenti ormai dimessi come l’ex Lanificio saranno destinate anche a servizi e attività commerciali. Contraria tutta la minoranza da Luigi Bollazzi di “Insieme per difendere Somma” all’Unione. Alla paura del centro sinistra di una edificazione selvaggia di centri commerciali a discapito dei piccoli negozi del centro, l’assessore all’Urbanistica Massimiliano Carioni rassicura e spiega: «Abbiamo registrato l’esigenza di operatori economici sommesi che hanno avanzato delle richieste ritenute legittime. La modifica non comporta per altro nessuna variazione agli indici e ai parametri edificatori e rende possibili esercizi di “vicinato”, non centri commerciali». L’assessore è stato supportato anche dai consiglieri di maggioranza Romano Selvini (An) e Mario Bistoletti. Selvini ha accusato i Ds di aver fatto della grossolana disinformazione, mentre Bistoletti ha ricordato la nuova situazione venutasi a creare negli ultimi anni: «C’è in atto un processo di de-industrializzazione e un progressivo spostamento verso il terziario. Cresce il terziario avanzato: l’informatica, la ricerca, il marketing, l’ingegneria che potrebbero avere un loro spazio anche in Somma». Il capogruppo dei Ds Ermanno Bresciani, però, ha obiettato: «Spazio per il terziario avanzato Somma ne ha già in abbondanza: c’è Case Nuove. Il mio timore di una corsa alla costruzione di centri commerciali è un dubbio ragionato: la modifica all’articolo 15 non è marginale, più di 500.000 mq diventano anche commerciali. Una modifica di queste dimensioni deve passare dalla Commissione PRG, che per altro avrebbe dovuto per legge essere convocata entro fine marzo e non è stato ancora fatto». Contro la modifica quindi si è trovata unita tutta l’opposizione Ds, Margherita e Insieme per difendere Somma, preoccupati del precedente venutosi a creare: il comune per rispondere a problemi di singoli stabilimenti dimessi ha modificato la dicitura di intere aree. Minoranza e maggioranza si sono confrontate in modo moderato, senza toni troppo accesi. Luigi Bollazzi ha posto delle domande precise all’assessore Carioni, lasciate però senza risposta: «Quanti sono questi operatori? Chi sono? Se ci sono richieste di privati che vogliono cambiare destinazione alle loro aree dimesse si può andar loro incontro, ma non si può con una sola parola stravolgere tutto!- il consigliere di minoranza ha proseguito in modo un po’ provocatorio – E’ la proposta di un comitato d’affari!». Bresciani dei Ds ha precisato: «Non c’è un comitato d’affari, ma questa modifica al PRG nasce da operatori che premono sul comune per poter riuscire a vendere in fretta le loro aree dimesse. Inoltre il nostro PRG offre già diverse opportunità per lo sviluppo commerciale. Non vi era alcuna urgenza di approvare la modifica all’art. 15, soprattutto prima di aver fatto il Piano Commerciale che ancora manca». Anche Claudio Brovelli, ex sindaco, ha ricordato: «Si può studiare una variante ad hoc senza metter in discussione tutto il PRG per rispondere a dei singoli. C’è il rischio che rispondendo a una esigenza si incida negativamente su altri operatori: i negozianti del centro storico. Il comune non può e non deve essere condizionato dal mercato». La minoranza inoltre ha sollevato l’altro problema: «I commercianti attendono ancora il Piano Commerciale. Siamo chiamati a votare quando manca una pianificazione organica». L’assessore Carionii, però, ha risposto: «La Commissione PRG sarà presto convocata. Non potete lamentarvi del Piano Commerciale non approvato, la precedente amministrazione avrebbe potuto approvarlo, ma non l’ha fatto».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 05 giugno 2006
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