Costi e permessi azzerati, il rave “illegale” conviene

"Per organizzare una festa del genere ci vogliono 2 giorni", ci spiega un organizzatore di feste clandestine contattato da VareseNews

Quello dei “rave party” è un fenomeno che si sta diffondendo con sempre maggiore frequenza, a Varese come nel resto della penisola. Bisogna avere un buon impianto audio, casse e service per la musica da sparare a tutto volume ed un buon generatore. La dinamica dell’organizzazione ce la spiega chi queste cose le fa da anni: «Per organizzare una festa del genere ci vogliono 2 giorni, non di più – spiega il nostro interlocutore, che preferisce rimanere anonimo -. Il canale privilegiato per la diffusione della notizia è internet, ma anche gli sms sono un buon mezzo. Raramente si usano volantini o altro, si fa tutto nella massima discrezione. I costi sono praticamente nulli, con un generatore e due piatti per fare musica si è a posto: è un modo facile e rapido per aggregare tanta gente, a costi limitatissimi e divertimento assicurato».

 

Il perché di queste feste “illegali” è presto spiegato: «La voglia di divertirsi soprattutto tra i giovani c’è e c’è sempre stata – spiega ancora il nostro “Virgilio” dei rave -. Gli spazi però sono sempre meno, e per chi cerca luoghi fuori dai classici schemi è sempre più difficile potersi esprimere liberamente. Noi cerchiamo luoghi belli anche dal punto di vista naturalistico, dove chi viene si può sentire libero e divertirsi in tutta tranquillità e che cerchiamo di tenere puliti una volta finito il rave. Se poi pensiamo a cosa costerebbe organizzare una festa del genere seguendo le vie della legalità, ci si rende conto che senza qualcuno alle spalle è impossibile: si arriverebbe a 1500/2000 euro, impensabile. La burocrazia poi ha schemi troppo opprimenti, è più facile e conveniente seguire le vie dell’illegalità».

La gente che va a questo tipo di manifestazioni è la più varia che si possa immaginare: soprattutto giovani, a seconda della musica la tipologia cambia. Si va dall’hard core al reggae, basta che si possa ballare. Chi organizza poi non manca mai di predisporre bar volanti per la vendita a prezzi rigorosamente “politici” di vino, birra e spesso salamele o altro cibo “grigliabile”, un po’ per placare la fame chimica dei giovani avventori, sia per recuperare il denaro sufficiente a pareggiare i costi di organizzazione. Sui luoghi dove questi rave vengono fatti, oltre alle “Fornaci” di Caldè dove i Carabinieri hanno effettuato l’ultima retata in ordine di tempo, vige il più stretto riserbo.    

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 giugno 2006
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