Costretta a prostituirsi a soli quattordici anni

La ragazzina romena era stata comprata da un albanese. Un controllo della polizia mette fine al suo incubo

Non ha un nome e non ha un volto, ma la sua storia  è simile a quella di molte altre bambine prostitute che arrivano sulle nostre strade dall’Europa dell’est. Un’esistenza fantasma, che diventa amara realtà quando sulla sua strada incontra gli uomini della polizia di Varese.

(nella foto: il capo della Volante Elio Iannuzzi e Franco Novati capo della Squadra Mobile)
Questa storia, infatti, comincia con un controllo della Squadra Volante su una macchina sospetta, nella notte di giovedì all’uscita dell’autostrada, in Largo Flaiano.
Alla guida di una Volkswagen Polo c’è Anton Deda, albanese di 22 anni con regolare permesso di soggiorno, al suo fianco una ragazzina senza documenti. Gli uomini della polizia le chiedono quanti anni ha, lei risponde un po’ intimidita: «diciotto».

Lo sguardo dei poliziotti cade sul sedile posteriore dove sono riposte calze autoreggenti e abiti provocanti, tipici di chi si prostituisce. Quella strana coppia non convince e viene portata in questura. La ragazzina è spaventata, ma quando capisce che è al sicuro inizia a parlare con gli agenti della Squadra Mobile. Racconta la sua storia di ordinaria disperazione: ha  appena compiuto quattordici anni, viene dalla Romania ed è in Italia da pochi giorni. Ha passato il confine via terra a bordo di un pullman. Ci aveva già provato una volta, ma senza successo. La seconda volta, però, presenta in frontiera un atto notarile falso in cui i genitori le accordano il consenso ad espatriare e l’affidamento ad un connazionale. I genitori, gente povera, sono convinti che andrà in Italia a fare la badante, lei sa già che sarà una baby prostituta, una di quelle molto ricercate dai clienti italiani. Una sua connazionale, incaricata di reclutare giovani prostitute per il mercato italiano, l’ha venduta ad un albanese. Ad aspettarla a Milano c’è il suo nuovo padrone, Anton Deda, che la prende in consegna. La porta a Varese, la sistema in un appartamento in via Maspero, ha rapporti sessuali con la ragazzina e poi la porta subito a Milano per il nuovo “lavoro”.

Lo sfruttatore non abita con lei, ma in via Carcano. È molto gentile con il suo nuovo “investimento”: la istruisce su ciò che deve fare con i clienti, la porta perfino  in pizzeria. Per la ragazzina, che dice di essere stata violentata da cinque uomini in Romania quando aveva appena 11 anni, quella gentilezza è inusuale. È il solito gioco psicologico tra il padrone e la schiava, consenziente solo per paura. (foto a destra: Anton Deda)
I primi incassi della baby prostituta vengono subito spediti in Romania per pagare il debito con la procacciatrice. Gli uomini della polizia, su indicazioni della ragazzina  trovano le ricevute dei versamenti per estinguere il debito dell’acquisto a distanza.
Ora la sfortunata è stata portata in una comunità per minori in un’altra regione. Mentre  l’albanese dovrà rispondere al magistrato Massimo Politi di sfruttamento, induzione e favoreggiamento della prostituzione di un minore.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 09 giugno 2006
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