Da Varese all’Himalaya per dare energia a un piccolo ospedale

Patrizia Broggi, vice presidente di Eco Himal, racconta il suo "piccolo miracolo": realizzare un impianto solare per alimentare un ospedale posto a 5000 metri d'altezza

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Un ospedale sul tetto del mondo alimentato dai pannelli solari 4 di 11

Patrizia Broggi è un tecnico di laboratorio dell’Itis di Varese. Proprio grazie al suo lavoro è riuscita a realizzare un sogno.
Nata alle pendici delle Alpi lombarde, per sua stessa ammissione ha scoperto la bellezza dell’altitudine "da adulta": un amore incontenibile che l’ha portata a trasformare il suo hobby in un impegno, dando un senso nuovo alla vita.
Patrizia è vice presidente di Eco Himal, un’organizzazione tutta varesina che ha adottato il Tibet e l’Himalaya: presidente è Maria Antonia Sironi, detta Tona,  ispiratrice è la figlia Hildegard Diemberger antropologa e tibetologa
.

La passione sboccia nel 1993 quando, insieme a Tona e a Hildegard si recò in Nepal, nella valle del Makalu, con lo scopo di portare una statua in un piccolo tempio situato ai piedi della montagna. Quell’esperienza rivelò a Patrizia un mondo totalmente nuovo: «Rimasi estasiata dall’ambiente, dalla semplicità di quelle persone ma anche dal loro grande calore umano. Immediatamente capii l’essenzialità del senso della vita che non avevo mai intuito. Quel paese, quella gente riescono ad infondere in me una serenità che non raggiungo in altri luoghi».

Dall’amore alla "voglia di fare" il passo fu breve per Patrizia che, attraverso Eco Himal iniziò un’opera di sensibilizzazione in Italia incontrando presto alcuni amici importanti. Così nel 2002 Patrizia riuscì a realizzare un sistema di pannelli solari per alimentare l’ospedale di Tshome, un piccolissimo villaggio tibetano situato nel cuore del Chang Tang, la piana del nord, a circa 4850 metri di quota. Da Lhasa si arriva qui in tre, quattro giorni, valicando molti passi di cui uno di 5600 metri.
L’idea di utilizzare l’energia solare le era venuta mentre era a Varese, all’Itis di via Zucchi: « Quando nel laboratorio di fisica un insegnante realizzò con gli studenti un piccolo caricabatterie a pannelli solari, l’idea di poter fare una cosa simile per poter dare energia all’ospedale, iniziò ad essere insistentemente presente nella mia mente. Chiesi un parere a Gian Pietro Verza, responsabile tecnico della Piramide CNR costruita in Nepal, nel Khumbu. La mia idea divenne così il nostro sogno comune che riuscimmo a realizzare grazie al sostegno economico della sezione dei Lions Club di Sanremo».

L’impresa non fu delle più semplici, problemi di ordine tecnico, burocratico e  quotidiano ,misero a dura prova i tecnici volontari, aiutati, però, da tante persone locali consapevoli dell’importanza di quel lavoro.

L’ospedale ha una decina di posti letto e viene mandato avanti dal solo medico Namka, che cura usando sia la medicina tradizionale che quella moderna. Dal lettino delle visite transitano circa 7000 pazienti ogni anno, per lo più nomadi, gli unici che riescono a vivere su queste alture. La vita media non supera i cinquant’anni, la mortalità infantile è di circa 3 nati su 4, le patologie spesso sono gravi e nessuno è in grado di fare il che pur semplice intervento chirurgico. La presenza di questo piccolo ospedale, però, ha migliorato decisamente la situazione: è in calo la mortalità per problematiche di base, ma, soprattutto, si muore meno di parto.

L’ospedale non dispone di tanti posti letto, ma qui non sono necessari: i nomani arrivano con le loro tende, tessute con filo di pelo di yak, tende che piazzano nel cortile.

Quei pannelli solari, comprati in Cina e portati con difficoltà a Tshome, riuscirono ad illuminare le stanze del piccolo ospedale e permisero al medico di accudire i suoi pazienti. Oggi anche il governo tibetano ha preso in considerazione l’energia solare e ha potenziato l’impianto di Patrizia: « Sono stata lo scorso anno ed era tutto perfettamente funzionante. Il mio sogno era davanti ai miei occhi».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 giugno 2006
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