Daverio preleva l’acqua di Brenta e scatta la denuncia

Le autobotti inviate a Cittiglio sbagliano comune e "pescano" dagli idranti di Brenta. Il sindaco di Daverio: "E' stato un errore, ma non riusciamo a superare l'emergenza"

Quando alle 5.30 di questa mattina due autobotti hanno parcheggiato accanto agli idranti di Brenta e hanno cominciato a “pescare” acqua, qualcuno, molto mattiniero, ha buttato giù dal letto il vice sindaco Gianpietro Ballardin.
«In ciabatte mi sono avvicinato agli autisti e ho chiesto loro che cosa stessero facendo – racconta Ballardin -. Mi hanno detto che stavano prelevando acqua come aveva ordinato l’amministrazione comunale di Daverio. Le due autobotti sono andate via con 36.000 litri di acqua, troppa anche per noi che non abbiamo problemi; se tutti facessero così, prendessero acqua senza permesso, in poco tempo ci troveremmo in difficoltà anche noi».
A Brenta non era mai arrivata nessuna richiesta di prelievo e quindi è scattata la denuncia ai carabinieri di Laveno. 
Ormai è  “guerra tra poveri” e anche se, in questo caso, si è trattato di un’incomprensione  resta il fatto che la situazione di Daverio è ancora grave.
Quello che è accaduto lo spiega il sindaco di Daverio Alberto Tognola: «Noi abbiamo dato incarico a una società di prelevare acqua con autobotti nei comuni gestiti da Aspem; Cittiglio è uno di quelli, con loro abbiamo un accordo per la giornata di oggi, domani invece andremo a prenderla a Caravate. Gli autisti delle autobotti questa mattina hanno sbagliato comune, sono andati a Brenta invece che a Cittiglio. Sono davvero mortificato – dice Tognola – ho già parlato con il vicesindaco di Brenta e gli ho spiegato quello che è successo. La denuncia ormai è partita e capisco la rabbia dell’amministrazione di Brenta, ma è stato davvero un equivoco».
Il vice sindaco di Brenta intende usare quest’episodio per sollecitare un intervento “dall’alto” della Provincia: «Non possiamo andare avanti così – dice ancora Gianpietro Ballardin che è anche consigliere provinciale per l’Ulivo – Ormai è evidente che serve il coordinamento di un organismo sovracomunale e questo organismo è la Provincia: che si muova una volta per tutte e gestisca questa emergenza, ha tutti gli strumenti per farlo».
Il problema poi, secondo Ballardin, riguarda l’adeguamento dei pozzi: «In un paio d’anni abbiamo speso 1 miliardo e duecento milioni di vecchie lire per il nostro acquedotto. E gli altri? Non è giusto che i Comuni che sono stati previdenti debbano sobbarcarsi l’onere di aiutare chi è stato “distratto” e ha sottovalutato il problema. Noi siamo per la solidarietà, ci mancherebbe altro, ma bisogna spostare la questione e cominciare a pensare alla rete».
Intanto Daverio deve pensare a risolvere l’emergenza giorno per giorno: «Questa mattina l’acqua c’era, ma è sempre troppo poca – spiega il sindaco Tognola – Solo grazie alla disponibilità di vigili del fuoco, di Aspem, della prefettura e degli altri sindaci riusciamo a far fronte alla difficoltà, ma non so per quanto possiamo andare avanti. Il pozzo può contenere fino a tre metri d’acqua, ora ne abbiamo solo un metro e 15 centimetri, sotto il metro e cinquanta centimetri non riusciamo a soddisfare l’esigenza delle parti alti della città. I prossimi giorni non saranno facili: gli altri comuni possono darci una mano ma serve una soluzione definitiva».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 22 giugno 2006
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