Gian Antonio Stella ci ha ricordato che la Storia siamo noi

Ad Amor di libro lo spettacolo "il maaestro magro" ha raccontato un pezzo d'Italia che molti hanno dimenticato

Mercoledì sera quelli che c’erano nella sala Napoleonica, a Villa Ponti, ed erano tanti i giovani, hanno visto uno spettacolo di rara bellezza non tanto per il sapientissimo power-point o per le immagini che venivano dal computer, quanto per come  erano dette, scritte, cantate e descritte, le cose di quel Dopoguerra (lombardo-veneto) di cui sono figlio. Magnifico e toccante Gian Antonio Stella con il volume “Il maestro magro” che con Gualtiero Bertelli (che non sentivo dal primo anniversario di Radio Varese alla Vidoletti più di trent’anni fa) mi hanno fatto venire le lacrime agli occhi, e la pelle d’oca.

Uno spettacolo, sul libro (che non ho ancora letto) su una sequenza musicale davvero d’altri tempi. Una roba che non sentivo dentro da anni. Quando le esistenze dei singoli si mescolano alla storia , quando le tristezze di intere famiglie si mescolano al coraggio e alla speranza di un viaggio  senza ritorno,quando emigrando,  nascono dentro  quelle cose che comunemente chiamiamo appartenenza e nostalgia. Appartenenza al senso comune dello sradicamento che ci porta all’essenza pura del nomadismo, condizione umana primordiale e preziosa che sovverte ogni stanzialità (fatta passare dagli anni del boom economico come condizione principale per il successo) e che ci ha fatto diventare, nell’era della globalizzazione, cittadini del mondo. Nostalgia non del tempo che fu, ma la nostalgia quella più classica e la meno originale che ci assale quando viene sera, quando siamo stanchi della dipendenza ideologica, di quella tecnologia, quando ci addormentiamo davanti ai telegiornali, quando ci convinciamo al riparo delle nostre (in)sicurezze domestiche, che un altro mondo non sia possibile, cheun altro sogno non potrebbe avverarsi, cambiando finalmente il mondo.Una grande emozione con quelle scene in bianco e nero con quella retorica del potere raccontata tecnicamente in modo diverso ma esattamente come si fa adesso coi telefonini, con le televisioni spazzatura, coi giornali (un po’ meno perchè sono tanti…), con l’ipocrisia di un mondo omologato ai suoi dettami moderni.

La felicità della forma è una forma di felicità ed è per questo che voglio ringraziare pubblicamente Gian Antonio Stella scrittore giornalista, Gualtiero Bertelli, voce, fisarmonica e chitarra, La compagnia delle Acque  che con le voci di Giuseppina Casarin, e Sandra Mangini, la batteria e la tastiera di Paolo Favorido, e Michele Troncon, e i saxofoni di Maurizio Camardi, gli organizzatori di Amordilibro che hanno reso possibile e realizzato questa splendida serata.

 

 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 02 giugno 2006
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