I buuh dei padroni e la Peppa tencia di Epifani

Dove si rende omaggio a un maestro del giornalismo, si svela un particolare sfuggito ai più e si dà un modesto suggerimento a sinistra

Citazione testuale dall’articolo pubblicato sull’ultimo numero dell’Espresso a firma di Giampaolo Pansa. Si parla del caso d’Elia, l’ex terrorista di Prima Linea eletto deputato per la Rosa nel Pugno e ora anche segretario di Montecitorio: “In questo paese di cartapesta che è l’Italia, chi è stato terrorista, di sinistra o destra non importa, o chi è stato dalla loro parte ogni giorno può alzarsi strillando: ‘Allegria!’…mi ha colpito un brano della lettera che l’onorevole ha mandato a tutti i parlamentari. Parla del se stesso di allora e dice: ‘La mia identità politica e la ,lotta degli anni Settanta possono essere approssimate alle idee libertarie (il che vuol dire non violente) di un anarchico dell’Ottocento’. Per favore, onorevole, sia contento di come le va oggi. Ma non sia così arrogante da prenderci per fessi”. Lunga, lunghissima vita al maestro Pansa!

CURVA PADRONA – Nella ricostruzione dell’incidente diplomatico che all’assemblea dell’Unione industriali ha scatenato i “buuuh” della platea all’indirizzo di Guglielmo Epifani, è sfuggito un particolare. Prima ancora della citazione relativa agli operai che nel ’43 difesero le fabbriche dai nazisti, a irritare l’uditorio era stata un’altra frase del segretario della Cgil. Il quale, dovendo dimostrare un esempio di precariato, va a pescare quello dei lavoratori di Alitalia. Il riferimento sarà anche a prova di smentita, ma qualcuno avrebbe dovuto informare Epifani che a Varese, la compagnia di bandiera è sinonimo di azienda assistita, privilegiata, indebitata fino al collo e inefficiente. Nonché di colei che da anni frena, a torto o a ragione, lo sviluppo di Malpensa. Insomma, come si suol dire, il buon Guglielmo ha tratto dal mazzo delle carte proprio la “peppa tencia”…

PATCHWORK – Ci sono le due anime di An, è stata accontentata la sacra famiglia di comunione e Liberazione, c’è la quota rosa e naturalmente c’è una abbondante dose di manuale Cencelli. Nella nascitura giunta del comune di Varese è stato rispettato ogni criterio0, fuorché uno: le indicazioni dell’elettorato. E non ci riferiamo solo alle esclusione dei plurivotati Caccianiga e Puricelli. Dal popolo dei votanti – di destra e sinistra – sale una richiesta univoca: che la politica recuperi fiducia, credibilità efficienza, che sia in qualche modo specchio della città. E invece i nomi fin qui comparsi sui giornali ma che difficilmente verranno smentiti, sembrano obbedire più ai soliti criteri di autoreferenzialità della politica. L’augurio, come sempre in questi casi, è quello di essersi sbagliati.

TANTO PER COMINCIARE – Non speravamo che il nostro invito venisse accolto a braccia aperte, ma quando una settimana fa ci stupivamo di come il centrosinistra varesino (ma anche provinciale) avesse metabolizzato – diciamo così – con filosofia il tracollo elettorale delle amministrative, almeno un sussulto ce lo saremmo augurato. E invece nulla di fatto o giù di lì. Vale quanto detto poco sopra:la base attende un segnale che consenta di ricucire le distanze col vertice, un atto di stima reciproca, un qualcosa che permetta agli uni di specchiarsi negli altri. Tanto per cominciare, non sarebbe male se almeno i partiti presenti a Palazzo Estense e che si riconoscono nel progetto dell’Ulivo, costituissero un gruppo unico, gettando le basi per un’opposizione bella tosta e mandando nel contempo un segno di unità all’elettorato. Ma mi dicono che anche questo piccolo gesto incontri le solite insormontabili difficoltà.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 11 giugno 2006
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