Interramento, “il terzo binario non s’ha da fare”

Dopo la manifestazione di venerdì scorso, con il blocco delle ruspe da parte dei residenti di via del Maggiolo, ora si tratta per ridurre l'impatto dei lavori e definire i risarcimenti

Tra Castellanza e Busto un annoso problema, lasciato troppo a lungo a sonnecchiare, sta prendendo forma, putroppo in tempi ormai tardivi. Si tratta di uno dei lavori previsti nell’ambito dell’interramento delle Ferrovie Nord, il raccordo Z (o "terzo binario"), che collega la linea Fs con quelle Fnm, da poco oltre la stazione di Busto al tratto terminale del tunnel a canna doppia in via di realizzazione nel sottosuolo di Castellanza. Il problema è la protesta dei residenti della zona, che, pur essendo noti ormai da anni i progetti, si sono di colpo ritrovati ad avere a che fare con espropri più rilevanti di qaunto inizialmente previsto ed annunciato. Espropri che in alcuni casi minacciano la stessa integrità fisica delle case in cui vivono da decenni.

Venerdì mattina i residenti di via del Maggiolo (periferia ovest di Castellanza, al confine con Busto) e via Latina (nel Comune di Busto) si sono mobilitati ed hanno bloccato le ruspe che dovevano avviare i lavori per la realizzazione del raccordo, restando sul posto nonostante gli addetti si fossero fatti accompagnare sul posto dalla polizia. Tredici le famiglie interessate, residenti su una strada che per metà corre in territorio castellanzese, e per l’altrà metà in quello di Busto. Di fronte alla situazione, fattasi caldissima, è subito intervenuto il primo cittadino castellanzese Fabrizio Farisoglio, che ha messo in campo l’unico potere di cui dispone in questo caso: quello della mediazione. Farisoglio ha convocato una riunione d’urgenza tra i residenti e il direttore di FNM Ingeneria Roberto Ceresoli, durante la quale i residenti hanno espresso i loro timori circa l’entità dei risarcimenti e l’eventualità di danni. La stessa scena si è ripetuta oggi in Municipio a Busto, dove il sindaco Gigi Farioli (presente anche Farisoglio) ha ospitato i cittadini dell’area interessata, bustocchi e non: al termine dell’incontro ci si è ripromessi di incontrarsi di nuovo in settimana con Fnm per avere un’idea più precisa, e se possibile di minore impatto, circa gli espropri. I residenti sono inviperiti soprattutto a causa di certi  cambiamenti negli espropri previsti di cui accusano Fnm – terreni richiesti
temporaneamente per lo svolgimento dei lavori lo sono diventati a
titolo definitivo, e così via. E un’altra cosa ai residenti proprio non
è andata giù; la ventilata minaccia di dover pagare 10.000 euro per ogni giorno
di blocco dei lavori. Non siamo ancora alla situazione della Tav e ad
un’altra Venaus, ma poco ci manca: e c’è gente che si ritroverà un
muraglione di contenimento a due metri dalle finestre, che rischia di
perdere letteralmente un angolo della propria casa, o di ritrovarsela
mutilata ed infossata fra un muraglione ed un cavalcavia.
Via del Maggiolo è sempre rimasta una zona residenziale tranquilla, ma
periferica e non servita – non ha condutture fognarie, ad esempio. Una signora
residente in zona, che chiede l’anonimato, lamenta che le Nord non
hanno mai avanzato proposte di compensazione in questi anni, nè a lei nè,
a quanto le risulta, ad alcuno dei vicini: inevitabile, all’apparire delle
ruspe, la ribellione. "Questo terzo binario non si deve fare, ne va delle nostre case" spiega
la donna. "E se proprio si dovesse, perchè alla fine comandano sempre
loro e noi siamo sudditi
, che almeno si faccia solo dopo che ci hanno
fatto delle proposte concrete, che ci hanno rimborsato con il giusto valore delle nostre case e che abbiamo
un’abitazione nuova, nostra, dove trasferirci".

La reazione della gente di via del Maggiolo giunge indubbiamente troppo tardi
per modificare a fondo i progetti, già definiti e finanziati, ma è
comprensibile. L’area era stata edificata negli anni Sessanta, con le
carte in regola, quando le ferrovie erano quanto di più lontano dalle
preoccupazioni della politica – erano gli anni in  cui si chiudevano le
linee e si aprivano le autostrade. Il terzo binario delle Nord in sè viene oggi definito come opera necessaria per garantire l’intenso
traffico previsto sulla linea – fra treni pendolari, Malpensa Express e traffico merci della
prevista pedegronda ferroviaria Novara-Seregno-Bergamo. Esso tuttavia si va a
scontrare con il solito problema comune a tutta la Lombardia: un
territorio troppo estesamente costruito, in cui qualsiasi opera va a
danneggiare un tessuto urbanistico lasciato crescere anche nelle adiacenze di vie di comunicazione fondamentali, senza pensare ai possibili sviluppi futuri. Da qui vicende come questa, destinate a ripetersi negli anni.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 26 giugno 2006
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