La Costituzione ci ha trasformati da sudditi in cittadini

Serata dedicata al referendum sulla riforma costituzionale

Una serata dedicata al  referendum sulla devolution si è tenuta a Rovate, frazione di Carnago al centro polifunzionale  "E. Molina". All’incontro, organizzato da Ds, Spi -Cgil, Acli, circolo La Margherita Seprio e  Valbossa, Anpi, sono intervenuti Angelo Chiesa, presidente provinciale dell’Anpi, lo storico Enzo Rosario Laforgia, dell’istituto "Luigi Ambrosoli", e l’avvocato Vittorio Celiento, presidente del comitato "Salviamo la Costituzione" di Busto Arsizio.

«Una conquista come la Costituzione – ha detto Chiesa – non la si capisce se non la si colloca in un determinato percorso logico e storico.  Gramsci aveva avuto una grande intuizione che espresse pubblicamente nel 1932: "dal fascismo si esce solo con un’assemblea costituente". Inoltra nel 1947 non era facile trovare un accordo eppure  tutti votarono a favore del progetto della costituente».
(foto, da sinistra: Cristina Cortese, segretario Ds Carnago, Angelo Chiesa, Vittorio Celiento, Enzo Laforgia)

Votare No, secondo Laforgia, è importante  perché «la costituzione rappresenta la nostra carta identità, in quanto segna una cesura netta tra l’Italia fascista e quella che venne dopo. E grazie a quell’assemblea costituente un popolo di sudditi si trasformava in un popolo di cittadini. La riforma attuale snatura questa identità. La nostra costituzione, inoltre è un capolavoro di letteratura: chiara, leggibile, godibile e trasparente, non dimentichiamo che tra coloro che corressero il testo c’era un tale Concetto Marchesi, docente di letteratura latina all’università di Padova. Allora tra i costituenti non c’era nessuno che faceva politica a colpi di magliette».

All’avvocato Vittorio Celiento, presidente del Comitato "Salviamo la Costituzione" di Busto Arsizio, il compito di illustrare gli aspetti tecnici della riforma: «Quando il centrodestra dice "abbiamo cambiato solo la seconda parte della Costituzione", non dice però che stravolgono tutti i principi della prima parte. Non dice che andrà in vigore tra dieci anni, così i furboni si sono garantiti altre due legislature per maturare la pensione. Se io fossi leghista mi arrabbierei perché  è una fregatura. Questa riforma oltre ad essere confusa, scritta male e incomprensibile non ha nulla di federalista. Amplifica a dismisura i poteri del primo ministro e di fatto svuota di senso i rappresentanti delle regioni che andranno a Roma ma senza diritto di voto. Ma da una riforma partorita in una baita di Lorenzago tra quattro amici tra cui quel genio di Calderoli non ci si poteva aspettare di più. Sarà il parlamento di un uomo solo al comando, e perdipiù sarà ricattabile dai suoi poteri sconfinati.  E poi le riforme federaliste hanno sempre unito ciò che era diviso, questa è l’unica che divide ciò che era unito».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 09 giugno 2006
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