La formaperdere di Vinicio Momoli

Al Museo Pagani le ultime opere del maestro padovano

Opere minimaliste ed essenzialità delle forme realizzate con materiali semplici e industriali come gomme, metalli, marmi e plastiche. L’opera di Vinicio Momoli fa parte di una sfera assolutamente autonoma e difficilmente definibile: non sculture, non pitture, ma oggetti che hanno qualcosa della pittura, della scultura, dell’oggetto quotidiano e al contempo molto di più e di diverso.

Al Museo Pagani di Castellanza è in corso fino al 4 giugno 2006 la mostra “Formaperdere” con i lavori redenti del maestro padovano.

L’esposizione è concepita come corpo unico, nell’installazione, le opere in gomma dialogano con lastre di plexiglass dipinte di grandi dimensioni e disegni su carta.

“L’arte di Vinicio Momoli – spiega Emma Zanella in catalogo – mostra di non possedere una dimora appropriata in cui stabilmente risiedere e da cui ricevere una definizione immutata e incontrovertibile. Al contrario la sua arte si strappa continuamente dalle proprie radici, in uno sforzo che la conduce a indagare territori di confine inesplorati. Si è spesso parlato, a proposito delle opere di Momoli, di minimalismo, intendendo con ciò la semplificazione delle forme, l’essenzialità dei suoi interventi, il ricorso a materiali semplici e industriali. Certamente in Momoli minimaliste sono le forme, ridotte alla loro struttura primaria, essenziale e incontrovertibile. “Less is more” la famosa affermazione di Ludwing Mies Van der Rohe può essere, con ragionevoli cautele, guida anche alla lettura delle opere di Momoli, il quale si tiene consapevolmente alla larga dalla artificiosa complessità neobarocca e postmoderna che caratterizza tanta arte degli ultimi tre decenni.

Vinicio Momoli (1942), Vive e lavora tra Valla’ di Riese (Treviso)  e Parigi.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 01 giugno 2006
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