La provocazione di Cerato: «Varese, riprenditi la tua gara»

Oldani (S.C. Binda): «Senza il casinò la TreValli forse sarebbe scomparsa». Mancano forti sostegni locali

L’intervento più rumoroso nel corso della serata di presentazione della 86a Tre Valli Varesine è certamente stato quello di Alcide Cerato.
L’ex corridore e attuale presidente del consiglio dei professionisti in Federazione (foto), ha sollevato – in modo burbero ma schietto – la questione dell’arrivo della classica lontano da Varese.

«Io sono legato alla TreValli del Brinzio e della Motta Rossa: qui a Campione è tutto bellissimo ma la gara rischia di perdere il suo pubblico. Questa corsa è il Mondiale di Ferragosto, così come la Sanremo è il Mondiale di primavera. E il fatto che la TreValli non sia inserita nel Pro Tour (il circuito delle gare più importanti del Mondo, dal quale la corsa varesina è esclusa per un soffio ndr) vuol dire una cosa sola. Che la Tre Valli oscura il Pro Tour, sopravvive ad esso. Come il Gran Premio di Monza che è superiore alla Formula Uno».

La polemica di Cerato non ha colto impreparato Renzo Oldani, presidente della Società Ciclistica Binda (nella foto lo stemma) che organizza la corsa fin nei più piccoli dettagli. «Anzitutto il fatto che si parli con tanta passione è una cosa positiva: un segnale che la nostra gara suscita tanto interesse. La conferma di quello che raccolgo quando giro il mondo tra le gare ciclistiche: in Francia, in Spagna, in Belgio si parla di TreValli e questo ci rende orgogliosi. Sul fatto che in questi due anni (2005-2006 ndr) si arrivi a Campione d’Italia ricordo una cosa: senza l’interessamento del Casinò la nostra corsa sarebbe da anni relegata nel novero delle gare minori. Organizzare una TreValli costa caro, per l’allestimento, per avere al via corridori e squadre valide e via dicendo. Grazie alla TreValli abbiamo ottenuto il Mondiale. Senza il Casinò e la Bpu (sponsor anche di questa edizione) non avremmo questo prestigio e questo problema non è solo nostro. Basta guardare il Giro, o il Tour, che sconfinano spesso alla ricerca di nuovi mercati».

Oldani non lancia alcuna accusa, coerente con lo stile che contraddistingue da sempre la "Binda". Ma è innegabile che ancora una volta nel Varesotto a parte qualche eccezione non ci si espone nel sostenere lo sport di altissimo livello. E ciò è ancor più grave nel ciclismo, sport che avrà la propria massima vetrina planetaria sotto il Sacro Monte tra poco più di due anni, con la possibilità di avere il proprio nome diffuso in tutto il mondo.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 19 giugno 2006
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